Il caso delle strisce blu alle Piscine è solo il più recente. La web-mobilitazione è veloce e spesso efficace È il mondo virtuale che si fa immanente e scende in piazza, si incatena alle aiuole, presenta ricorsi al Tar, occupa scuole abbandonate, siede al tavolo con l'assessore ai trasporti, o affolla i consigli comunali. La protesta oggi, a Genova e in Liguria, corre sui social. Su Facebook soprattutto. Ma non si ferma al confine dello schermo del pc, del tablet o dello smartphone e diventa fisica, invade luoghi materiali. Uomini e donne con fischietti e slogan come quelli che ieri sera hanno manifestato alle piscine di Albaro chiedendo la rimozione delle strisce blu spuntate dalla sera al mattino, per recuperare parcheggi alle auto laddove si sviluppava la pista di pattinaggio. La cosa incredibile non è che hanno ottenuto la cancellazione delle strisce come annunciato dal vicesindaco Stefano Bernini. Quello che è davvero clamoroso è che la protesta vittoriosa è durata poco più di 24 ore. Il tempo di un post scritto su Facebook da Filippo Biolè che di professione fa l'avvocato ma che sui social (come spiega Roberta Milano docente di new media) è una di quelle figure "primarie" in grado di far deflagrare mobilitazioni e proteste, come già era avvenuto per una sua precedente battaglia contro la politica degli ingressi agli Uffizi di Firenze, che aveva costretto il direttore del più celebre museo italiano a dargli una risposta. Questo non significa che sia sufficiente avere una buona padronanza dei social ed una buona causa per vincere, ma significa che Facebook e Twitter sono diventati strumenti di mobilitazione straordinariamente potenti. Ancor di più da quando sono utilizzati in larga percentuale da utenti maturi. La conferma arriva da recenti vicende genovesi. Prima delle strisce blu delle piscine, il web aveva visto nascere l'ondata di dissenso contro un gruppo di residenti di corso Italia che avevano presentato un ricorso al Tar, per chiedere lo smantellamento della copertura del cantiere per i lavori dello scolmatore del Fereggiano. Contrariamente allo stereotipo questa volta centinaia di cittadini prima su Facebook e poi direttamente sulla passeggiata a mare si erano detti favorevoli a un'opera ritenuta necessaria per mitigare il rischio alluvionale. Sempre nel levante un'altra battaglia di popolo e di web sta ottenendo i primi successi. È quella contro la realizzazione in via Romana della Castagna di un nuovo supermercato in un'area verde dell'ex palazzina Telecom. Il fatto che tutte e tre queste battaglie siano avvenute nei quartieri residenziali, quelli della buona borghesia si sarebbe detto un tempo, potrebbe far pensare che l'arma dei social sia appannaggio delle classi economicamente e culturalmente più alte. In realtà così non è. E per capirlo basta osservare la composizione sociale di una delle mobilitazioni più trasversali della nostra epoca: quella dei pendolari. Mai come oggi la community dei forzati del treno ha saputo sfruttare la comunicazione in maniera così efficace. Paradossalmente, più lenti vanno i treni e più rapida corre la protesta e la richiesta di modifiche di correzioni agli orari. La possibilità di scambiarsi in tempo reale informazioni e concordare azioni di pressione ha consentito a diversi comitati di pendolari di diventare uno degli interlocutori ufficiali al tavolo del trasporto pubblico in Regione. A Genova, un'altra battaglia storica come quella contro il park nei giardini dell'Acquasola seppur nata ante web grazie ai social ha trovato nuova forza e sostegno più ampio. Così come è accaduto anche a quella dei cittadini di Carignano, che si oppongono al progetto del nuovo Galliera per le pesanti implicazioni urbanistiche. Uscendo da Genova merita sicuramente una menzione la pagina Facebook "Difendiamo la spiaggia di Latte". Un gruppo nato come reazione ad uno degli obbrobri da Oscar della nostra riviera. Un muraglione di cemento realizzato dal titolare di un ristorante sulla spiaggetta di Ventimiglia nella località resa celebre dallo scrittore Nico Orengo. Dopo anni di post e di lettere per non far cadere nel dimenticatoio la vicenda, la community capeggiata dall'intellettuale combattente Enzo Barnabà ha potuto festeggiare il no della Soprintendenza. E ora il Comune non può che prendere una decisione: negare la sanatoria e far abbattere il muro della vergogna. Altrimenti diventerà lui, il sindaco Enrico Ioculano,il bersaglio di un popolo, quello del web, che ormai fa assai in fretta a staccarsi dalla tastiera per scendere in piazza a contestare.