In mostra alla Camera dei deputati la statua di Prassitele recuperata nel mare di Sicilia Dal perigliosissimo stretto tra Pantelleria e Capo Bon, in Tunisia, è emersa quattro anni fa una statua bronzea, appena liberata dalle impurità dei fondali dall'Istituto centrale del restauro e in mostra da oggi a Roma nella Sala della Regina di Montecitorio. Hanno inaugurato ieri questa esposizione il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani, il presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro e il sindaco di Roma Walter Veltroni. Il demone verde dal volto brunito (già settemila le visite prenotate a Montecitorio) si libra vorticosamente in aria, mancandogli la gamba sulla quale si ergeva, incurvandosi indietro, ruotando e scomponendosi, con capo stravolto, in un passo fra danza ordinata ed estasi scombinata, prima del crollo finale. Questo Nurejev ebbro, venuto dalla Grecia, sembra un giovane vigoroso, non virilissimo, ma due dettagli svelano l'essere sovrumano: le orecchie a punta, ferine, e il foro destinato all'attacco della coda equina, che manca. Strano, un personaggio veneratose gli hanno fatto una statua bronzea e ubriaco. Belli i tempi in cui bere era il divertimento di un dio, Dioniso, e il bel ragazzo doveva ceno appartenere al suo corteggio. Da repliche più tarde sappiamo che questo Satiro teneva originariamente nella destra il «tirso» (un bastone coronato da una pigna), che il suo sguardo eburneo e di pietre preziose (perse queste ultime) inseguiva, e reggeva con la destra il «kantharos» vuoto di vino, mentre da quel braccio pendeva la pelle di pantera. Ma torniamo al bronzo che ci resta. La pelle compatta, tesa e levigata contrasta col movimento disordinato dei capelli, divisi a ciocche, che è l'elemento più moderno della scultura. Paolo Moreno lancia nel catalogo (che accompagna l'esposizione) un'identificazione: si tratterebbe del Satiro di Prassitele, che si accompagnava a Methe, l'Ebbrezza, che ancora si nasconde in mare. Plinio il Vecchio ci informa che questo Satiro era periboetos, termine che un passo di Plotone ci consente di capire: «chi grida freneticamente, esaltato dall'orgasmo, tende il corpo e fa sobbalzi». Sembra proprio lui! E siamo intorno alla metà del IV secolo a.C., al vertice del «bello stile» classico. Nessuna scultura in marmo poteva reggersi con tanto spettacolare squilibrio, per cui non esistono copie a tutto tondo della statua, che ha avuto tuttavia grande fortuna, tanto che ne conosciamo (comunque) una sessantina di repliche. Si tratta dell'originale di Prassitele oppure di una copia greca più tarda ? E' difficile dire, bisognerà discutere e forse mai lo sapremo, ma lo sconvolgimento che ci prende quando vediamo il Satiro balzare dal nero sfondo ci fa intuire che siamo di fronte a un oggetto animato, umanamente divino, che ci rivela il Prassitele più avventuroso.