Lo Statuto speciale per la Sardegna prevede la «potestà legislativa» della Regione, per quanto riguarda i beni culturali, soltanto in materia di «biblioteche e musei di enti locali». A differenza dello Statuto siciliano che prevede una competenza primaria sui beni culturali e ambientali, quello sardo si limita soltanto all'emanazione di «norme di integrazione e di attuazione» in materia di «antichità e belle arti». Troppo poco. Lo Statuto sardo risale al lontano 1948 e cinquantasette anni non passano invano. Ora il gruppo di giuristi sassaresi che sta lavorando alla legge costituzionale di riforma dello Statuto ha previsto una particolare «capacità» legislativa della Regione autonoma su tutto quel complesso di tematiche riguardano l'«identità», dall'ambiente alle tradizioni popolari, dai beni culturali alla lingua, e via dicendo. In Sardegna vi sono 160 musei, di cui ben 129 comunali. In genere si tratta di musei archeologici o etnoantropologici. Di recente la Corte dei Conti ha compiuto una ricognizione sulla gestione e sul funzionamento dei musei locali. In sostanza le critiche dei guidici contabili si concentrano su tre punti: 1) eccessiva dispersione delle risorse e spesso realtà museali troppo piccole che vivono di vita precaria; 2) mancanza di un sistema a rete dei possibili percorsi culturali e museali; 3) mancanza di personale e musei molto spesso chiusi o di difficile accesso. Si tratta di rilievi ampiamente condivisibili. D'altra parte la stessa giunta regionale si sta attivando per dare una nuova organizzazione ai musei sardi, investendo 3 milioni di euro nella formazione del personale, altri 3 milioni nella creazione della tanto sospirata rete. Sui fondi Por sono stati stanziati altri 40 milioni di euro per l'intero sistema museale della Sardegna. Un decreto del 2001 del ministero per i Beni e le attività culturali fissa i requisiti minimi per essere considerati musei di interesse pubblico, di cui ovviamente la Regione deve tener conto. In vetta alla classifica dei musei (statali e comunali) c'è ovviamente Cagliari con un museo archeologico di rilievo mediterraneo con le testimonianze neolitiche, nuragiche, fenicie, puniche e romane, con una Pinacoteca Nazionale che conserva i retabli sardo-catalani, e, soprattutto, con un Museo civico che, grazie al dono Ingrao, ha una delle più belle collezioni di quadri del Novecento italiano, oltre il tradizionale fondo di artisti sardi del secolo passato. Cagliari è inoltre l'unica città sarda dotata di una effettiva rete museale urbana che collega anche gli altri centri espositivi come l'Exmà, il Lazzaretto e il Castello di San Michele. Al secondo posto c'è Nuora che dispone non solo di un Museo etnografico di straordinario interesse ma anche del Man (Museo Arte Nuorese provinciale), attivissimo nel campo dell'arte contemporanea con mostre e rassegne, che pubblica anche una rivista elettronica «Exibart». Segue in modo contradditorio Sassari dove c'è il Museo archeologico «G.A. Sanna» (ma perché la collezione etnografica Clemente, smantellata negli anni passati, non è stata mai ripristinata?) che avrebbe bisogno di un discreto maquillage. E' stata finanziata dalla Regione l'istituzione, nei locali dell'ex convento del Carmelo, di un Museo di arte contemporanea che dovrebbe accorpare le collezioni Biasi, Delitala e Sironi (quest'ultima di proprietà del Banco di Sardegna). Langue invece l'iter per la formazione della Pinacoteca Nazionale sia per l'umidità dell'ex Collegio Canopoleno, sia per la mancanza di accordo tra il Ministero dei beni culturali, la Regione e il comune di Sassari. Oristano dispone dell'«Antiquarium Arborense» che conserva reperti provenienti da Tharros (gli altri si possono vedere al British Museum) e 01-bia del nuovo museo, con le preziose navi romane, il cui allestimento dovrebbe essere concluso entro il 2007. Fra i musei non urbani si distingue nonostante gli ulivi espiantati il Compendio garibaldino di Caprera, il museo più visitato in Sardegna con oltre lOmila persone all'anno. Si attende ora l'approvazione della nuova legge che, superando quello stato di «episodicità» e di «frammentazione», stigmatizzato dalla Corte dei Conti, potrebbe dare un assetto stabile al sistema museale della Sardegna. Non dimentichiamo che la creazione di itinerari turistici alternativi al mare estivo e alle coste, tesi a valorizzare anche le zone non litoranee, passa attraverso l'archeologia nuragica, le chiese romaniche, le miniere ottocentesche e un sistema museale conosciuto e facilmente fruibile. Un investimento quindi anche sul piano economico, per rivitalizzare molti centri tagliati fuori dal gran tour vacanziero di mezza estate.