In quest'ultima settimana il Messaggero Veneto nelle cronache di Pordenone ha dato ampio spazio alla "querelle" sui quei tre cedri esistenti in largo San Giovanni, sviluppata tra il vicepresidente della nostra Regione Sergio Bolzonello, coadiuvato dal comitato sorto in difesa degli alberi, per non farli abbattere, il cui fine è quello di creare una rotonda anche in questo incrocio cittadino. Questo intervento è fortemente voluto dall'amministrazione comunale e dall'assessore Nicola Conficoni, per ragioni di sicurezza, dopo i test eseguiti su queste piante dalla Gea e dalla DendroTec. Su questa vicenda c'è però da meravigliarsi che tutti questi pordenonesi non si siano posti la domanda sull'origine toponomastica di questa piazza, noto che il nome delle nostre vie è sempre stato scelto per ricordare personaggi del nostro Risorgimento, scrittori, uomini illustri, eccetera. In questo caso invece è dedicata a un santo, ma per quale motivo? Se venisse attuata una rapida ricerca cartografica presso l'Archivio di Stato e venisse esaminata attentamente la Mappa del Comune Censuario di Pordenone Distretto VII Provincia del Friuli rettificata nell'anno 1847- si noterebbe che nell'area dove oggi si ergono i cedri è segnata la presenza della chiesa di San Giovanni Battista (in questa mappa è visibile solo la scritta San Giovanni posta sotto il lotto 1854 all'inizio della via Postale Regia (oggi viale Grigoletti) e la strada comunale, detta la strada nuova di Montereale, ovviamente in questa mappa non è visibile la via Marconi, essendo stata tracciata nel '900). Desidero anche far notare che la storia di questa chiesa e le vicende che portarono alla sua distruzione sono state sommariamente descritte in un breve articolo di stampa pubblicato il 13 novembre 1986 nella rubrica "Come eravamo", che ritengo opportuno riproporre. "La chiesa di San Giovanni Battista che era esistente nell'omonimo borgo a Pordenone era in antico un oratorio del nobile Antonio Fontana ed esisteva già nel 1349, essendo nominata nel "memoriale" di Odorico da Pordenone. Restaurata nel 1675 e divenuta proprietà dei conti di Montereale, venne demolita nel dicembre novembre 1925. Posta al centro di questa grande biforcazione che poi sarà chiamata "largo S. Giovanni", praticamente segnava la fine dell'abitato cittadino verso nord. Nell'agosto del 1925 il "Giornale del Friuli" , replicando al settimanale diocesano "il Popolo" per una lettera tendente a bloccare la demolizione dell'oratorio scriveva: "Si vorrebbe negare la pretesa proprietà dei conti di Montereale sulla chiesa stessa. E' nostro parere che lo sconcio di una chiesa completamente abbandonata che ha ospitato in questi ultimi tempi negozio di legna , di vino e di frutta e qualche altra cosa... venga a cessare. O la si deve riparare ridandole il suo decoro o si la deve demolire". Ma il giornale non diceva, anche perché non lo poteva dire, che quelli erano tempi nei quali l'ente pubblico geograficamente distante e politicamente ancora insensibile non si preoccupava certamente di promuovere un qualche intervento. Fu così che di lì a qualche mese l'antica chiesetta di San Giovanni (Battista ) venne demolita. Trattasi quindi di una chiesa del XIV secolo, scomparsa nel 1925. Se esaminiamo attentamente la fotografia degli anni '20 riprodotta a corredo di questo articolo, in cui si vede a sinistra l'inizio di viale Grigoletti (ex via Postale Regia) è molto probabile che le sue fondamenta dovrebbero ancora esistere nell'area occupata dai cedri contesi, il parcheggio retrostante e la pedonabile eo ciclabile che è posta prima dei semafori. Dopo queste segnalazioni, ritengo che sarebbe più opportuno acquietare questa "querelle" e invitare invece gli uffici che hanno competenza sulla viabilità del nostro Comune a prendere contatti con la Soprintendenza per far avviare una indagine conoscitiva sull'esistenza delle fondamenta di questo antico luogo di culto, facilmente localizzabili con un georadar. Con questo strumento e in tempi molto brevi, tali Uffici potrebbero individuare la migliore collocazione della rotonda, nota l'ampiezza attuale di questa piazza e conservare anche l'area dove era posta questa chiesa, oppure non fare la rotonda ma applicare agli attuali semafori dei segnali luminosi indicanti il trascorre del tempo per la movimentazione ordinata di un traffico non molto disciplinato in questi mesi. Sarebbe anche auspicabile che queste fondamenta (se esistono ancora) fossero meritevoli di essere messe in luce, trattandosi dei resti di una chiesa posta al termine di un importante asse viario dell'antica Pordenone, identificabile oggi nel corso Vittorio Emanuele e Garibaldi che si sono sviluppati su delle dorsali del terreno fiancheggiate da varie rogge e risorgive e per tutto ciò che lo studio di questi manufatti potrebbe poi far derivare. Mi auguro che questa proposta sia condivisa da molti e che non si ricoprano i resti di queste fondamenta con uno spesso manto di bitume, trattandosi di un luogo di culto da rispettare. Mi auguro anche che non si sviluppi ancora quanto è accaduto alcuni anni or sono nel retro del nostro palazzo municipale - tra l'attuale piazza Calderari e via Codafora - dove in occasione di scavi nel lato sudest emersero evidenti resti di abitazioni medievali poste a ridosso delle antiche mura di Pordenone, lungo le quali si erge nelle vicinanze ancora una torretta (ben visibile in disegni del XVI secolo) collegata al palazzo Crimini, quotidianamente attraversata dai pordenonesi per andare eo uscire dalla città dal e per il parcheggio Marcolin. L'intera piazza fu lastricata, ben altra soluzione avrebbe potuto attuarsi invece se verso via Codafora si fosse realizzata una pavimentazione con spesse lastre di cristallo che con la visione sottostante delle antiche costruzioni medievali avrebbe ancora di più nobilitato questo luogo che è tra i più antichi di Pordenone. Sono interventi questi, sulle vestigia del nostro passato, che sarebbe più che doveroso che tutte le nostre amministrazioni avessero verso di esse la stessa sensibilità, essendo interventi finalizzati a conservare la memoria storica di questi nostri luoghi che è doveroso tramandare a chi verrà dopo di noi, essendo tracce emergenti della nostra storia più remota. storico.
Cedri, intervenga la Soprintendenza
In Pordenone, un'area di largo San Giovanni è controversa per i tre cedri esistenti, che l'amministrazione comunale vuole abbattere per creare una rotonda. Il vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello, e il comitato in difesa degli alberi hanno espresso opposizione. L'area dove si trovano i cedri è stata segnata come la presenza di una chiesa di San Giovanni Battista nel censuario del Comune di Pordenone del 1847. La chiesa era un oratorio del XIV secolo e venne demolita nel 1925. Si suggerisce di acquietare la controversia e di fare una ricerca cartografica per verificare l'esistenza delle fondamenta della chiesa.
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