«Allora ero un ragazzo, ma della tragedia ricordo il dolore condiviso per le vittime e la catastrofe del lavoro perduto con la grande impresa in ginocchio. E ricordo che ci si rialzò subito, con la forza della gente, della politica, degli imprenditori. Non ricordo invece che dal '76 a oggi, una risposta cosí, in Italia, si sia piú ripetuta. In questi anni bui le istituzioni e i cittadini imparino dal Friuli a dare ancora il meglio». È la memoria incancellabile, tra le tante che la grande mostra di villa Manin risveglierà dal 24 aprile al 7 luglio chiamando a raccolta tutte le istituzioni, offerta ieri alla constatazione dei protagonisti del progetto riuniti a Udine, a palazzo Clabassi, dal soprintendente Corrado Azzollini. Si deve, questa scintilla di orgoglio per la ricostruzione, al capogruppo dell'Ance e vicepresidente di Confindustria Roberto Contessi, «perché quando si tratta di fare le cose per bene, i friulani sono in prima linea». E lo saranno anche nel rappresentare per la prima volta in modo compiuto cosa abbiano significato per questa terra la caduta e la capacità di rinascere. A villa Manin, infatti, sarà un affresco di molteplici "Memorie", accese grazie al concorso di tutti, Soprintendenza, Regione, Associazione dei comuni terremotati, Chiesa, luoghi simbolo come Gemona, Buja e Venzone, Udine e con il contributo di chi di quella storia ha fatto cronaca giornaliera: il Messaggero Veneto "il giornale del terremoto", media partner del progetto insieme con la Rai. La scelta della sede della Soprintendenza è servita anche ad attestare che oggi, a quarant'anni dal sisma, Regione e Belle arti - spesso ai ferri corti hanno di fatto collaborato per scongiurare che le ferite inferte al patrimonio culturale e al paesaggio, cancellassero le radici del Friuli. "Memorie. Arte, immagini e parole del terremoto in Friuli" è dunque un evento nato per «far conoscere a chi non c'era o era molto giovane, o si trovava altrove; e per far ricordare a chi invece era presente» il cambio di passo reso possibile dalla volontà generale, ha spiegato Antonio Giusa, direttore dell'Azienda speciale di villa Manin e curatore, con Azzollini, della mostra (che sarà inaugurata il 23 aprile e aperta al pubblico il giorno dopo). Perché «c'era il rischio dell'amnesia» o che si relegasse il terremoto nell'ambito della retorica autocelebrativa. L'obiettivo, invece, sarà collegare la memoria collettiva all'identità, come consigliava il semiologo Umberto Eco. Giusa ha prefigurato i sette percorsi che a villa Manin ridaranno piena consapevolezza del modello Friuli. "La memoria dell'evento" sarà affidata alle teche Rai «che con il terremoto realizzarono la prima diretta nazionale ha ricordato il direttore della sede Fvg Guido Corso fin dalla notte del 6 maggio, quando proprio i nostri faretti illuminarono le aree devastate consentendo i primi soccorsi». La memoria scritta sarà invece affidata alle prime pagine del Messaggero Veneto e agli editoriali del direttore di allora, Vittorino Meloni. "La memoria del restauro" offrirà un bilancio esaltante: testimonierà della rete diffusa degli interventi, oltre millecinquecento, resi possibili dall'articolo 8 della legge 30 «fondamentale per mantenere l'identità urbanistica e storica del paesaggio». E a rappresentare "La memoria restituita", per la prima volta dopo quarant'anni saranno i dipinti superstiti della chiesa di San Giovani Battista a Gemona, i capolavori "feriti" di Pomponio Amalteo. E si metterà la parola fine al recupero del castello del Nievo, a Colloredo di Monte Albano, perché, come hanno sottolineato Azzollini e l'assessore regionale Paolo Panontin, preannunciando anche il convegno "Ricostruire la memoria" in programma l'11 e 12 maggio all'auditorium della Regione a Udine, ci sono i progetti e le risorse. "La memoria della ricostruzione" sarà testimoniata dall'Associazione dei sindaci del terremoto e dai progettisti, con «il dovere di ricordare che il modello Friuli deve molto alla solidarietà come ha tenuto a sottolineare Lodovico Nevio Puntin, allora sindaco di Aquileia e attivo nell'Anci, oggi voce della Fondazione Crup , ma deve tutto alle scelte illuminate degli statisti di allora, Moro, Andreotti, Bressani, Santuz, al presidente della Regione Comelli e a tutti quei sindaci che, investiti della fiducia del Paese, da funzionari delegati fecero la ricostruzione». "La memoria del dono" mostrerà la solidarietà del mondo, soprattutto dei grandi artisti americani che grazie al loro collega friulano stanziale a Los Angeles, Mario Micossi, offrirono 115 opere per la ricostruzione. Opere che «soltanto la lungimiranza del sindaco Angelo Candolini non ha disperso», gli ha reso merito Giusa, e oggi formano la preziosa collezione a Casa Cavazzini. Il contributo delle nuove generazioni che ereditano "La memoria rielaborata" sarà il lavoro multimediale degli studenti del Magrini Marchetti di Gemona sui luoghi perduti; e Andrea Bruciati mostrerà le installazioni di giovani artisti riuniti a villa Manin. "La memoria rivisitata" sarà infine il prodotto documentaristico affidato all'estro di Matteo Oleotto, impegnato a raccogliere il racconto di testimoni importanti da Luciana Marioni Bros a Paolo Medeossi. Ma le tante "Memorie" risvegliate nella mente e nel cuore dei friulani avranno anzitutto il compito di rammemorare a tutti i livelli di responsabilità che «l'esempio dato al Paese la capacità di rinascere dalle proprie macerie è una rappresentazione dinamica e dà senso alla specialità regionale» come ha sottolineato l'assessore Panontin. Consapevole senza reticenze che va fatto proprio l'impegno a mettere in moto le risorse migliori, come allora, per nuovi tempi difficili.
MODELLO FRIULI
Il testo descrive un progetto di mostra a villa Manin a Udine, in Friuli, per ricordare il terremoto del 1976 e la capacità di rinascere della regione. Il progetto, intitolato "Memorie. Arte, immagini e parole del terremoto in Friuli", sarà inaugurato il 23 aprile e aperto al pubblico il giorno successivo. La mostra sarà curata dalla Soprintendenza, dalla Regione, dall'Associazione dei comuni terremotati, dalla Chiesa e da luoghi simboli come Gemona, Buja e Venzone.
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