MASSA. Una comunità è comunità anche quando una casa non ce l'ha, ma il luogo rimane comunque elemento dell'identità. E lo è ancora di più se quel luogo è una chiesa. Così la parrocchia di San Giuseppe Vecchio ritrova se stessa nella sua casa: a breve - forse già dai primi giorni di maggio - lascerà il salone parrocchiale e tornerà a pregare in chiesa. In una chiesa nuova. Per struttura e per concezione. Moderna nelle tecniche costruttive, la chiesa di San Giuseppe Vecchio in via Pisa richiama, per la distribuzione degli spazi, i vecchi complessi di architettura monastica, le grandi cattedrali. Spazio di preghiera e raccoglimento, ma anche luogo di incontro e confronto. Lo spazio interno si proietta verso l'esterno nel sagrato, una piazzetta è, invece, il trade union tra il nuovo e il vecchio, il presente e il passato: collega, infatti, l'ingresso della cappella feriale con la sacrestia e il salone parrocchiale già esistente. Spazio esterno E aperto quello della piazzetta, più raccolto quello del chiostro: «Semipubblico, ma appartato dalla strada - spiega la progettista Anna Della Tommasina - permette di eseguire in modo meno dispersivo funzioni all'aperto durante alcuni tempi liturgici come la preghiera mariana o la via crucis al coperto». Luogo anche per le attività ludico ricreative, per i ragazzi, per il raccoglimento. Un chiostro che, collegato con l'interno e gli spazi chiusi consentirà anche di organizzare attività culturali e manifestazioni. Demolizione e ricostruzione. In via Pisa 37 la chiesa c'era e non era neppure vecchia: realizzata su progetto del prete architetto Angelo Verri negli anni '70, era inagibilE per problemi strutturali nel 2004. Di fronte alle dichiarazione di inagibilità, le possibilità erano due: o mettere mano - pesantemente - all'edificio o demolirlo e costruirne uno nuovo. E per questa seconda opzione optò la Curia. E questo perché - spiegava don Luca Franceschini, responsabile dei beni culturali e della nuova edilizia - «il consolidamento sarebbe costato di più della nuova costruzione e non avrebbe comunque garantito nel tempo la stabilità della struttura, nè - aggiungeva - avrebbe preservato il progetto e le caratteristiche della chiesa». Decisione presa, a ritardare la nuova costruzione è stato il dubbio che la vecchia chiesa - tenuta in piedi dalle longarine - avesse un interesse culturale. L'edificio è stato, infatti, oggetto di studi da parte della Soprintendenza e del comitato tecnico-scientifico del Ministero dei Beni Culturali. Nel febbraio del 2011 la Soprintendenza ha ritirato la proposta di dichiarazione di interesse. La chiesa si può abbattere: le ruspe arrivano in via Pisa nel marzo del 2012. Il progetto e la nuova chiesa. Il nuovo edificio è stato progettato dall'architetto Anna Della Tommasina con la collaborazione del designer Gianfranco De Simone. A realizzare l'opera (importo base d'asta oltre 1,8 milioni. Contributo dell'8x mille)è stata l'associazione temporanea di impresa Cmsa. «La forma dell'edificio a barca rovesciata e quindi a pianta pseudo ellittica - spiegano i progettisti - darà un'ampia visione dell'ingresso, sottolineato da un "Portale" (simbolo di Cristo), dando la vera sensazione che l'edificio sia pronto ad accogliere il popolo di Dio proveniente da tutte le direzioni non essendoci un "viale" privilegiato ma diversi tipologie di immissione del popolo. La guglia richiama la trascendenza, la pianta a forma di "pesce" il simbolo cristiano per eccellenza e la barca il "pescatore" di uomini». Un progetto ambizioso la cui finalità - spiega l'architetto Della Tommasina - era quella di «creare un edificio riconoscibile. La Croce, intravista tra le palazzine e la caoticità del traffico, dovrebbe essere infatti solo un conforto per la comunità che la "recepisce" e non un marchio di utilizzo». leggi anche: La chiesa Chiesa di San Giuseppe, lo stesso cemento Tx usato anche per l'Expo Maglia di pilastri e travi per reggere una costruzione così alta. La progettista: "Si tratta di un materiale contenente biossido di titanio che assicura un bianco costante nel tempo" Edificio riconoscibile che «riqualifichi un ambiente urbano e gli faccia acquisire fisionomia mettendo la chiesa e il complesso parrocchiale in relazione con il resto del territorio, in un dialogo spaziale che si spera si tramuti fino a diventare dialogo tra il contesto e una comunità viva». Una chiesa - questo il progetto - in cui varcando la soglia si capisca che quello è il luogo dove il «popolo di Dio si riunisce», il «Luogo del rito». La casa di una parrocchia che ora rivive con più forza la sua identità.