MULTINAZIONALI, griffe e grandi imprese "adotteranno" le aree dismesse nel cuore dell'Italsider. Si insedieranno nei siti di "archeologia industriale": da fabbrica dell'acciaio a officina d'idee. E uno degli alleati sarebbe proprio Apple. Parla Domenico Arcuri, ad di Invitalia. E risponde a Repubblica su critiche e accuse: l'incremento delle cubature per le imprese, il dovere di bonificare a carico di Fintecna e Caltagirone, gli espropri delle famiglie, Nisida. ECCO ALCUNE delle carte rimaste coperte, nelle pieghe del confronto in cabina di regia. L'intera area di Bagnoli da risanare, tra l'altro, si appresta ad essere acquisita da Invitalia, l'agenzia per gli investimenti e lo sviluppo del ministero dell'Economia, per una cifra irrisoria. Il valore dell'area sarà ovviamente fissato dall'agenzia del Demanio. Domenico Arcuri, ad di Invitalia - braccio progettuale ed operativo del Piano varato insieme con il commissario Salvo Nastasi, e sotto il coordinamento del sottosegretario Claudio De Vincenti - risponde a critiche a rilievi contestati al Piano. E da giovedì, parte la conferenza dei servizi. Con un count down di 30 giorni. Dottor Arcuri, ci prepariamo ad avere il vecchio altoforno dell'Italsider sponsorizzato? È il varco attraverso cui entreranno le lobby temute da de Magistris e Movimento 5 Stelle? «Ma quali lobby! Il concetto di adozione è quello che meglio interpreta la nostra idea di fondo. Noi pensiamo di chiedere, attraverso procedure pubbliche e trasparenti, a grandi imprese internazionali, di adottare i siti di archeologia industriale che la Sovrintendenza ritiene patrimonio di interesse storico. Questo vuol dire co-progettarne con noi la ristrutturazione e ridare loro la vita che da troppo tempo aspettano all'interno dell'ex fabbrica abbandonata, ritrovandone così l'identità originaria e perno di memoria collettiva. Oggi sono luoghi totalmente sepolti dall'incuria». È possibile, a questo punto, che ci sarà anche Apple all'ombra dei pontili? «Magari. Non dobbiamo escludere nulla. Ma se mi chiede quale compatibilità potrebbe avere una grande azienda delle tecnologie, in quel progetto, le dico: eccellente ». Tra le famose slide mostrate da Renzi in prefettura e poi non offerta in cartellina stampa, una prevede, alla voce "Intervento industriale-Servizi", l'incremento di cubature: da 165mila a 506mila. Che significa? A cosa vi riferite? «Significa un incremento degli insediamenti di imprese produttive e terziarie. Noi abbiamo previsto tre poli: economia del mare, agrifood e artigianato, digital media. Abbiamo poi detto che faremo una call, aperta al mercato, un concorso internazionale per cercare anche altre vocazioni produttive. Insisto nel dire che il verde e le aree libere saranno più o meno quelle previste originariamente nel Piano firmato Vezio De Lucia. Noi facciamo solo uno scambio: niente edilizia residenziale, più insediamenti produttivi». Altro dettaglio non chiaro. I 272 milioni utili alla bonifica: da dove vengono e come saranno impiegati? «Quelle risorse sono necessarie a rimuovere la colmata, a dragare il mare restituendogli la balneabilità, a ricostituire le spiagge e a completare la bonifica dei terreni. Una parte di queste risorse è già disponibile. Negli anni, non solo sono stati spesi 300 milioni, per lasciare il sito in questo stato, ma sono state allocate altre risorse sia al ministero dell'Ambiente, con il quale collaboriamo positivamente, sia al Comune di Napoli, che ha 42 milioni a disposizione che confidiamo potranno essere utilizzati per le bonifiche. Il premier ha, infine, assicurato che assegnerà la quota delle risorse non ancora disponibile». Ma la bonifica deve vedersela con due ostacoli. Il primo: l'autorizzazione dei giudici al dissequestro. «Siamo fiduciosi, abbiamo già ottenuto l'accesso all'area necessario a svolgere le analisi e realizzare il programma. Anche se qualcuno dice che abbiamo visto Bagnoli solo dall'elicottero. Che è come dire che abbiamo colorato la piantina con dei disegni. Ora però dovremo entrare nella piena disponibilità delle aree, a meno di non fermare caratterizzazione e bonifiche. Sono certo che possa accadere, senza inficiare il processo giudiziario». L'altro ostacolo è rappresentato dall'azione di bonifica a carico degli "inquinatori": Finctecna, che è dello Stato, e il gruppo Caltagirone proprietario di Cementir. Avete avuto contatti diretti? «Certo. In Italia esiste una norma che stabilisce che "chi inquina paga" e il Consiglio di Stato lo ha recentemente ricordato a Fintecna. Il costo della bonifica sarà da loro sopportato. D'altra parte, sono certo che nessuno vorrà sottrarsi o essere tacciato come l'ennesimo impedimento. Un altro ostacolo, da superare, è la necessaria collaborazione di Bagnolifutura». A cosa si riferisce? «L'Agenzia del demanio deve accedere a tutte le informazioni sui suoli per definire, come la legge richiede, il valore dell'area. Bene, Bagnolifutura sinora ha risposto così: "Le informazioni sono in un server; ma quel server è rotto". E abbiamo dovuto nominare due esperti capaci di restituire alla vita il server, per venirne a capo». Ma il server è davvero rotto? «È impensabile che se un server ti abbandona non ci sia un altro luogo dove risiedono documenti così importanti. Se mi chiede qualche documento di Invitalia di 8 anni fa, non le posso rispondere che ho i computer fuori uso, ma che so dove trovarli. Probabilmente Bagnolifutura ha assunto un atteggiamento di abbandono perché non si sente più proprietaria. Ma noi, ora, dobbiamo fare in 3 settimane quello che in 3 mesi non ci hanno consentito di fare». In questa marcia a tappe forzate, prima o poi sloggerete anche Nisida? «È falso che il carcere di Nisida vada da un'altra parte». Scusi, sembra lo abbiate detto voi. Siete incorsi in un clamoroso difetto di comunicazione? «Nessuno di noi ha mai detto che il carcere di Nisida verrà trasferito altrove. E nessuno di noi ha intenzione di sloggiare l'istituto minorile di Nisida, che è un'eccellenza e tale resterà. La questione è in questi termini: ai piedi dell'isolotto sorgerà il porto turistico, e la parte immediatamente antistante verrà attrezzata. Parliamo di una striscia di terra di isolotto, lontana dalle strutture che fanno capo al ministero della Giustizia. Al proposito, aggiungo che esiste una nostra già precisa disponibilità a coinvolgere, nei limiti della legge e il più possibile, questi giovani in attività collaterali alle azioni di caratterizzazione, bonifica e valorizzazione di Bagnoli. Sarebbe un contributo meritevole al loro percorso di reintegrazione». Il trasferimento della proprietà delle aree da Bagnolifutura a voi di Invitalia pone un altro quesito: è vero che verserete a Bagnolifutura una cifra bassa, solo alcune decine di milioni di euro? «La legge prevede che il Demanio definisca il valore dell'area che noi dovremo corrispondere a Bagnolifutura, attraverso uno strumento finanziario emesso sul mercato. Sempre che il server riprenda a funzionare. Non posso che auspicare che ciò avvenga nei tempi più rapidi possibili». Renzi vagheggia passeggiate sul mare pulito già il prossimo luglio. Realisticamente, potrete riuscirci? «Restituiremo ai cittadini l'arenile nord entro luglio. Stiamo lavorando e confidiamo che questo accadrà. Sarebbe un primo segnale, non solo simbolico, che siamo passati al primato dei fatti». È sorta in queste ore su Facebook la pagina "Coroglio non si tocca", in cui si lamenta l'esproprio per 230 famiglie e 1000 persone che sarebbero sradicate "per far posto alle speculazioni" da quell'area. Perché questa scelta? «La funzione principale dei social network è quella di dare voce a chi non saprebbe dove veicolarla, una bella cosa. Ma i programmi di bonifiche e rigenerazione urbana, come quello di Bagnoli, debbono anzitutto rispettare le norme, essere ambientalmente compatibili ed economicamente perseguibili. Quindi nessuno esproprio sarà finalizzato a permettere speculazioni. Anzi: al più potrà servire a sanareabusi e illegalità compiuti nel passato».