QUELLO CHE C'È, e quello che manca. Come evidenziato dall'inchiesta di Repubblica, il grande patrimonio artistico della Puglia non è sfruttato a sufficienza: pochi visitatori, tranne per Castel del Monte. Eppure le occasioni non mancano. A fare i conti con Bari l'assessore alle Culture Silvio Maselli. C'è il "Castello normanno svevo che rappresenta il principale attrattore turistico della città (con quasi 82mila visitatori, ndr), dopo la Basilica di San Nicola". Mancano un ostello della gioventù che dovrebbe sorgere a breve presso l'istituto salesiano, un museo per i bambini e "un attrattore legato alla figura di San Nicola". Assessore Maselli, Bari può fare tanto. Cosa è cambiato finora? «Venti mesi volano, nella pubblica amministrazione. Ti sembra di non aver fatto ancora nulla, ma ti giri e scopri di aver cambiato una città, o almeno di avercela messa tutta per riuscirvi. I primi venti mesi dell'amministrazione Decaro in materia di cultura e turismo sono stati investiti verso tre direttrici: i contenitori e la visione, l'innovazione, il miglioramento amministrativo». E quali sono i risultati? «Abbiamo riaperto il Museo civico e la casa natale di Niccolò Piccinni. Dinanzi al porto sta per riaprire al pubblico il complesso di Santa Scolastica, dove avrà sede il museo archeologico di Bari. La città avrà presto un vero polo per l'arte materiale dislocato tra Spazio Murat nel frattempo reinventato come Puglia design store Castello e Santa Scolastica». La grande scommessa è il Polo contemporaneo delle arti. «Lì si sta giocando la partita più bella e importante del mandato. A brevissimo partiranno i lavori, e il Polo sarà interamente gestito da privati tramite una gara per la concessione d'uso. Con i suoi dieci milioni di investimento, renderà Bari tra le città creative di eccellenza internazionale. Già oggi Bari gode di una splendida Pinacoteca, ma poco visitata perché poco visitabile». Aggiungiamo il quadrilatero dei teatri: Margherita e Piccinni, Petruzzelli e Kursaal, la cui proprietà regionale è stata confermata. «Rappresentano un unicum che andrà sfruttato. Il Piccinni sarà completamente riaperto entro il 2018 e diventerà la sede dei Teatri di Bari, il Petruzzelli grazie all'opera di profondo risanamento operata dall'attuale management da noi scelto è già oggi uno dei più dinamici teatri d'opera italiani; il Kursaal potrebbe essere presto ristrutturato per farne la casa della musica. Poi, ci sono l'auditorium Nino Rota, la cui annosa questione sarà risolta a breve, l'Apulia film house che sarà il primo museo contemporaneo dell'audiovisivo del Mezzogiorno, alla Fiera del Levante, la Cittadella della cultura e l'ex Caserma Rossani che ospiterà la public library regionale e l'Accademia delle belle arti. E poi gli ipogei e gli insediamenti rupestri, che abbiamo iniziato a curare». Gli spazi ci sono. Ma i turisti? «La Bari del turismo soffre di una malattia particolare: chi viene qui per lavoro, scopre una città sorprendente e desidera tornarci. Ma la città non è conosciuta a sufficienza e da quando si è interrotto il ciclo di crescita del turismo business, facciamo fatica a superare le 1,7 notti medie di soggiorno per turista. Arrivano a Bari da qualche anno oltre 330mila turisti, cui si aggiungono i circa 500mila crocieristi». Arrivano, ma considerano Bari solo un passaggio? «Dormono poche notti in città, preferendo rivolgersi altrove in Puglia. Per questo dobbiamo completare l'offerta, ripartendo dal business e puntando a fare di Bari una meta del weekend: spendere tre notti a Bari deve essere un'esperienza eccitante. Dobbiamo proiettare all'esterno un'immagine nuova della città, perciò faremo una gara per la realizzazione del brand turistico di Bari».