In futuro punteranno sulle raccolte museali più che sugli eventi temporanei SEDIMENTI, come nei fiumi. L'arte contemporanea sotto forma di collezioni si deposita nel tempo e nelle storia, come la terra nei fiumi. E questo salverà le avanguardie della nostra epoca dall'oblio. La metafora è di sir Nicholas Serata, ex direttore della Tate Gallery, un rivoluzionario londinese oggi grande fautore del nuovo corso dell'arte contemporanea. Più collezioni nei musei, meno mostre, rassegne, esposizioni temporanee. Costano un patrimonio e ai figli dei nostri figli non resterà nulla. L'arte di oggi si preserva lavorando sul futuro, non raggranellando opere di scarso spessore, spacciate per eventi, osannate od osteggiate dalla critica senza che resti uno straccio di terreno da coltivare. Le collezioni invece saranno la memoria dei decenni che verranno. Dice Serota: «Le collezioni sono soggetti di bellezza, di utilità, richiamano i nostri Dei. Le mostre vengono dimenticate, le collezioni rimangono ad evidenziare quello che abbiamo ritenuto fosse importante nella nostra cultura». Certo la strada tracciata da Serota necessita soprattutto di consistenti impegni finanziari, a fronte di risultati che soltanto il tempo potrà certificare. Qualcuno però comincia a crederci. I magnati dell'Europa che allarga i confini, banche e soprattutto fondazioni bancarie. Giovanni Ferrerò è il presidente della Fondazione Crt per l'Arte, l'istituto che più di ogni altro in Italia ha investito capitali per l'acquisizione di collezioni contemporanee. Fino ad oggi 146 nuove opere per ini totale di 13,3 milioni di euro. Gli stanziamenti degli ultimi cinque esercizi hanno superato i 25 milioni di euro. Destinazione delle opere : il Museo di Rivoli e la Gam di Torino. Spiega Ferrerò: «Decidere di costruire una collezione, anziché limitarsi ad attività pur meritevoli, come sostenere mostre temporanee, significa investire sul futuro e vuoi dire compiere delle scelte che comportano un'assunzione di responsabilità». La Fondazione Crt ha portato recentemente a Venezia il gotha della finanza creditizia e dell'arte europea. Uomini di denaro e di studio, docenti, critici e manager di bilanci. Si sono confrontati seduti intorno ad un tavolo. Qui i signori della banca, la i costruttori del contemporaneo. L'alleanza promette bene, il tempo dirà quanto è solida. Ad osservare la geografia italiana che investe sul futuro si direbbe però che i grandi centri urbani (Milano soprattutto) restano in posizioni defilate. È la provincia che scommette. Gino Castiglioni (Fondazione Cariverona): «Noi abbiamo costituito una fondazione appositamente per l'arte contemporanea. L'obiettivo è costruire una buona collezione, un modo eccellente per rendere un servizio alla comunità nella quale la fondazione opera». Verona, ma anche Modena, persino nelle raccolte più minuziose. Luca Massimo Barbero (Fondazione Cassa di Risparmio di Modena): «Dal 2002 abbiamo una partnership conia Peggy Guggenheim Collection. Ci muoviamo nel campo della didattica acquisendo materiali dedicati alla critica d'arte». Più ' compatto il fronte europeo delle grandi banche. La Deutsche Bank spende annualmente circa 8 milioni di euro in acquisizioni. Nel 1980 ha costituito il Deutsche Batik Art Concept e fino ad ora ha acquistato 50 mila pezzi, scegliendo opere si carta da collocare negli uffici delle varie sedi oppure da imprestare ; musei per esposizioni. Alistar Hicb è il consigliere per l'aite di DB, un; banca che è anche un museo: «Amiamo così tanto il nostro lavoro che negli ascensori di Deutsche Bank Francoforte vicino ai pulsanti e ci sono ritratti di artisti, e ognuno porta ad un piano dove espone un contemporaneo diverso. E parlo di 55 piani». Scherza Hicks, ma il suo è davvero un amore profondo, così come deve esserlo quello di Ubs Ali Collection che comprende 900 opere dei migliori artisti dell'ultimo mezze secolo, o di Abn-Amro Foundation. che ha 16 mila opere. 0 ancora delle spagnola Caixa de Pensiones che dagli anni Ottanta ad oggi ha accumulato una collezione di grande livello con un budget di acquisti di 1,5 milioni di euro per il 2005. Insomma, i mecenati sono tornati. L'importante è che quello che s: costruisce oggi si sedimenti domani Serata docet. Ne è consapevole Ida Gianelli, direttore del Museo di Rivoli: «Fino ad ora c'è stata una certe resistenza all'acquisizione di collezioni. Ma il futuro è questo, non c'è dubbio». Ovvio che le mostre resteranno, ma con i dovuti distinguo. Sulla qualità degli artisti, soprattutto. «Certo - aggiunge Pier Giovanni Castagnoli, direttore della Gam di Torino-. La scelta d'investire sulle collezioni è invece molto saggia, responsabile e civile». Ma forse, alla fine, ha ragione David Ross, ex direttore del Whitney Museum e del Moina di San Francisco: «In fin dei conti nessuno possiede un'opera d'arte, esse appartengono alla storia ed è nostra responsabilità di turisti della storia riconoscere umilmente che il meglio che possiamo fare è trovare un sistema per rendere disponibili le grandi opere di oggi per i nostri nipoti e per i bis bis bis nipoti dopo di loro».
Banche, no alle mostre sì alle collezioni
Il futuro dell'arte contemporanea sembra puntare verso le raccolte museali piuttosto che sugli eventi temporanei. Sir Nicholas Serota, ex direttore della Tate Gallery, sostiene che le collezioni si depositano nel tempo e nella storia, come la terra nei fiumi, e che questo salverà le avanguardie della nostra epoca dall'oblio. In questo senso, le collezioni saranno la memoria dei decenni che verranno. Alcuni magnati dell'Europa, come Giovanni Ferrerò, presidente della Fondazione Crt per l'Arte, stanno investendo capitali per l'acquisizione di collezioni contemporanee. La Fondazione Crt ha già acquistato 146 nuove opere per un totale di 13,3 milioni di euro.
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