IN «costruzione». In «aggiornamento». Oppure, semplicemente inesistenti. Spariti, persi nella rete, fra decine di pagine non ufficiali quasi sempre associate ad agenzie turistiche private e vestigia di altre che non esistono più. I siti dei musei statali fiorentini, autonomi e non, sono una specie di buco nero su internet. Orfani dell'ex Polo museale soppresso dalla riforma Franceschini e della sua pagina ufficiale l'unica dalla quale, finora, è stato possibile collegarsi a quella del concessionario Firenze Musei per acquistare biglietti a prezzo non maggiorato, e di cui oggi rimane una scarnissima versione provvisoria priva di foto e contenuti il gotha del turismo cittadino risulta oggi privo, o quasi, di una presenza sul web. Social network compresi. «Ho letto sui giornali e sul sito della Firenze Card del prolungamento di orario delle Cappelle Medicee fino al 31 luglio racconta Laura, insegnante presso un'università americana e avevo bisogno di una conferma per organizzare una visita con i miei allievi. Al call center delle prenotazioni non hanno saputo aiutarmi, e mi hanno invitato a controllare sul sito. Ma quale sito, se quello del Polo museale non è più aggiornato?». Esiste invece un ben visibile www.cappellemedicee. it: peccato che sia il sito di una compagnia privata, che offre biglietti «salta coda» a prezzo maggiorato, e cioè a 7 euro che però, a procedura di prenotazione ultimata, lievitano a 13 (20,50 se non si disattiva l'opzione che prevede anche l'audioguida), contro i 6 della biglietteria di piazza Madonna della Neve. Paola D'Agostino, nuova direttrice del Bargello a cui, in base alla riforma, le Cappelle fanno capo, ha annunciato nei giorni scorsi, sulle pagine di "Repubblica", la sua intenzione di avere «un sito nostro, nuovo, entro fine anno». Ma il vuoto telematico non risparmia altri "big" come, per esempio la Galleria dell'Accademia, secondo museo più visitato d'Italia, autonomo e tuttoggi privo di un sito ufficiale, o realtà come San Marco o le Ville Medicee patrimonio Unesco, oggi afferenti al Polo museale della Toscana, di cui ne esiste uno nuovo ma «in aggiornamento». Fanno parzialmente eccezione gli Uffizi dove l'url www.uffizi.it, per anni associato al sito un'agenzia privata, rimanda da un paio di mesi a quello ufficiale della Galleria, di Palazzo Pitti e di Boboli (per esteso www.uffizi.beniculturali.it): una vittoria significativa ma non completa, se si considera che il sito in questione risulta da settimane «in costruzione» (pur riportando le informazioni essenziali per organizzare una visita) e che continua ad essere superato, fra i risultati dei motori di ricerca, da altri non ufficiali come uffizi.com o uffizi.org. Altra nota dolente la presenza sui social, dove i canali per ottenere informazioni e notizie aggiornate dal principale museo cittadino e nazionale restano quelli intitolati all'ormai defunto Polo museale fiorentino, la cui pagina Facebook conta 15.067 "like": meno di quelli della non ufficiale "Uffizi Gallery", collegata al sito privato di prevendite www.virtualuffizi.com, che ne può vantare 20.588. Idem per l'Accademia, presente sul network di Zuckerberg con una pagina (2.088 like) che rimanda a Wikipedia. Il Polo museale continua a vivere anche su Twitter (6.854 follower); Instagram, dal canto suo, appare come un territorio pressoché sconosciuto. Uno scenario scoraggiante, se si pensa che la reputazione online dei musei italiani è stata indicata come una priorità dal ministro Dario Franceschini, che per monitorarla ha commissionato una ricerca da 38 mila euro alla startup toscana Travel Appeal.