RAPPORTO IRES: 293 MILIONI SU 360 DAGLI ENTI PUBBLICI, IL RESTO DELLE FONDAZIONI Duecentottancinquemila euro. Lo 0,08 per cento dei 360 milioni di euro spesi in Piemonte per teatro, musica, musei ed eventi, più o meno grandi. E' questa la quota che istituzioni e imprese private hanno donato al sistema culturale subalpino nel corso del 2003 pubblicata nella relazione annuale dell'Osservatorio di settore illustrato ieri nella sede dell'Ires. Certo a questi fondi scarsi, e in costante decremento nel corso degli anni, si devono aggiungere i 66,8 milioni messi a disposizione dalla Fondazioni bancarie ma, in qualche modo, si tratta di fondi che possono essere classificati come «istituzionali». A reggere l'organizzazione del sistema culturale piemontese sono i 293 milioni di euro che Regione, Comuni e Province hanno speso, soprattutto le risorse tirate fuori dai comuni sopra i 15 mila abitanti (149 milioni) e dalla Regione (88 milioni). Secondo l'Osservatorio «gli occupati a diverso titolo nel macro-settore cultura in Piemonte sono stimati in 4044 mila unità». Una stima, appunto, ferma al 2003 che si base su alcune, certezze: gli occupati stabilmente nel settore museale e delle collezioni sono 1130, quelli dell'editoria libraria e del multimediale raggiungono i 2550 addetti e sono in calo. In diminuzione anche i dipendenti che lavorano nel campo della produzione audiovisiva e cinematografica che sono 825 contro i 1016 del 2002, mentre le persone che si occupano di spettacoli dal vivo sono 1450. E' questa la fotografia che l'Osservatorio e l'Ires hanno scattato e consegnato alla discussione dei politici. Con la segnalazione di alcuni nodi problematici. Uno su tutti: «Si può dire che è a buon punto l'infrastruttura di base e che il prossimo futuro richiede la costruzione vera e propria di un'offerta culturale allargata a residenti e a utenze extraregionali». Dunque «non si tratta solo di terminare i restauri ma di organizzare le modalità di fruizione... ciò implica 0 mantenimento di investimenti consistenti per far conoscere e far apprezzare questa offerta, per guidare il processo di posizionamento del Piemonte nelle possibili nuove geografie culturali». Una riflessione che tocca in primo luogo ai politici ma a cui non si sono sottratti i rappresentanti delle fondazioni bancarie. Ieri mattina era presente solo l'assessore alla Cultura del Comune. Fiorenzo Alfieri ribadisce la necessità «di non fermarsi in mezzo al guado e di completare il processo che ha portato ad una strutturazione dell'offerta culturale su livelli più alti rispetto al passato». L'assessore prende spunto dalla destinazione ad uso culturale di importante strutture recuperate o realizzate ex novo per i Giochi Olimpici invernali - da Torino Esposizione al palazzetto di Isozaki - per ribadire il concetto che «la cultura è una delle leve su cui innestare il cambiamento della città». Dunque gli investimenti in campo culturale vanno avanti ma secondo Piero Gastaldo, segretario generale della Compagnia di San Paolo, esiste la necessità «che gli investimenti debbano rispettare il principio della sostenibilità economica soprattutto in un momento dove le risorse disponibili sono sempre di meno». Gastaldo chiede anche ai ricercatori un sforzo ulteriore che «arrivi ad analizzare nel dettaglio la domanda di cultura, soprattutto che permetta di capire chi viene escluso dai circuiti che sempre più sono ristretti». Maria Leddi, segretario generale della Fondazione Crt, sottolinea la necessità di «recuperare il ruolo delle imprese. Certo non è più il tempo dei grandi mecenati ma visto che è possibile portare in deduzione dal pagamento delle tasse le donazioni in campo culturale è necessaria una campagna di stimolo anche per i piccoli e medi imprenditori». Resta da capire che cosa farà la Regione. L'assessore Gianni Oliva, ieri assente, ha presentato alla commissione Cultura del Consiglio regionale gli obiettivi di medio termine. Nessuna indicazione sulle disponibilità economiche ma si individua nella Regione «un ente che non si limita ad erogare i finanziamenti per le diverse attività ma che stimola le iniziative dei singoli in una prospettiva coerente, propulsiva e correlata». La presidente, Mercedes Bresso, intervenendo al Forum del terzo Settore, spiegava: «Per le amministrazioni locali il 2005 si annuncia come un anno orribile e credo che anche i prossimi saranno anni bui. C'è la necessità di sfrondare il superfluo, individuare le priorità e allargare, soprattutto in campo culturale, la platea dei destinatali coinvolgendo anche le fasce mediobasse della popolazione». Dunque per la presidente «è evidente la necessità di ridefinire tutte le politiche sui giovani, la cultura, il welfare partendo da un'attenta analisi dei flussi finanziari e dei loro effetti». Si vedrà.
Torino. Privati avari con la cultura finanziano solo lo 0,08
Il rapporto Ires 2003 riporta che il 0,08% dei 360 milioni di euro spesi in Piemonte per teatro, musica, musei ed eventi, sono stati donati dalle istituzioni e imprese private. Questo rappresenta una quota di 293 milioni di euro, che sono stati spesi principalmente dalla Regione, Comuni e Province. Il rapporto indica che gli occupati a diverso titolo nel macro-settore cultura in Piemonte sono stimati in 4044 mila unità, con una stima ferma al 2003. La stima indica che gli occupati stabilmente nel settore museale e delle collezioni sono 1130, quelli dell'editoria libraria e del multimediale raggiungono i 2550 addetti, mentre le persone che si occupano di spettacoli dal vivo sono 1450.
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