«Va riconosciuto che il governo attuale ha invertito la tendenza e ha aumentato le risorse per archivi e biblioteche. Ma il rischio è che si tratti di una piccola trasfusione di sangue, incapace di rianimare un corpo quasi cadaverico. Dopo decenni d'incuria e di tagli lineari, serve una strategia di lungo termine, con investimenti robusti». A parlare è lo storico Marco De Nicolò, che è tra i relatori del convegno L'emergenza nascosta: archivi, biblioteche e il futuro della ricerca in Italia , che si tiene il 15 aprile all'Archivio di Stato di Roma su iniziativa di un coordinamento comprendente una ventina di associazioni. Gli organizzatori denunciano che il 66 per cento dei 621 archivisti italiani e il 63 per cento degli 887 bibliotecari hanno più di sessant'anni, per cui tra breve andranno in pensione e le immissioni previste non bastano a sostituirli. Già oggi molte istituzioni funzionano a scartamento ridotto, senza contare che manca un impegno forte per la conservazione delle risorse digitali. «Bisogna rivedere tutto l'assetto del sistema sostiene De Nicolò o gli studiosi saranno costretti sempre di più a ridimensionare i loro progetti di ricerca, con effetti disastrosi sulla conoscenza della nostra storia».
L'emergenza degli archivi
Va riconosciuto che il governo attuale ha invertito la tendenza e ha aumentato le risorse per archivi e biblioteche. Ma il rischio è che si tratti di una piccola trasfusione di sangue, incapace di rianimare un corpo quasi cadaverico. Dopo decenni d'incuria e di tagli lineari, serve una strategia di lungo termine, con investimenti robusti. A parlare è lo storico Marco De Nicolò, che è tra i relatori del convegno L'emergenza nascosta: archivi, biblioteche e il futuro della ricerca in Italia , che si tiene il 15 aprile all'Archivio di Stato di Roma su iniziativa di un coordinamento comprendente una ventina di associazioni. Gli organizzatori denunciano che il 66 per cento dei 621 archivisti italiani e il 63 per cento degli 887 bibliotecari hanno più di sessant'anni, per cui tra breve andranno in pensione e le immissioni previste non bastano a sostituirli. Già oggi molte istituzioni funzionano a scartamento ridotto, senza contare che manca un impegno forte per la conservazione delle risorse digitali. Bisogna rivedere tutto l'assetto del sistema sostiene De Nicolò o gli studiosi saranno costretti sempre di più a ridimensionare i loro progetti di ricerca, con effetti disastrosi sulla conoscenza della nostra storia.
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