TRENTO. «La presenza di più idee per un unico progetto aiuta, a patto che il Comune crei i contenitori in cui queste idee possano incontrarsi, per poi trovare una sintesi». Alberto Pacher ne è convinto: avere sul tavolo più ipotesi per una stessa funzione o per il futuro di un comparto non confonde il quadro. Anzi: «È bene che ci sia fervore» avverte l'ex sindaco del capoluogo, che proprio nei primi anni Duemila aveva vissuto in prima persona il periodo del dibattito urbanistico sul futuro della città che aveva accompagnato il Prg firmato da Joan Busquets. «Si parlava di boulevard anche nei bar, tutta la città era coinvolta» ricorda l'ex presidente della Provincia. Che segue con attenzione, anche da «esterno» al palazzo, gli spunti sullo sviluppo di Trento. «A me osserva l'idea di collocare il polo fieristico a nord delle Albere piace molto». A una condizione: «Deve diventare una struttura polivalente, che rinforzi la sua funzione con la possibilità di organizzare eventi soprattutto per i giovani. In questo modo il polo potrebbe diventare un attrattore formidabile». Tenendo conto, ricorda Pacher, «che il polo fieristico di Trento non diventerà come quello di Riva del Garda e ospiterà eventi locali». E lo stadio? L'ex sindaco non fa che ribadire la sua posizione: «Le aree di San Vincenzo sarebbero perfette. In passato avevamo previsto una struttura da 10.000 posti. Per opere di questo genere il vero costo è rappresentato dall'esproprio. In questo caso, i terreni sarebbero già pubblici». Poi Pacher torna sul «fermento» di idee nel capoluogo, anche in vista del nuovo Prg. «È qui avverte che si gioca la visione della città. Si tratta di un'occasione fantastica. Ma non si può aspettare nemmeno una settimana: bisogna partire con il percorso di partecipazione. Sarà un piano di qualificazione dell'esistente, di ricucitura. Scommettendo sulla mobilità».