Stefania Perito viveva sopra le stanze reali con altre 40 famiglie «IN QUEGLI appartamenti di Palazzo Reale abitavamo in tanti, soprintendenti ai beni culturali e custodi di monumenti, archeologi e giardinieri. Ma alla fine degli anni Settanta le nostre famiglie lasciarono le case. Il fitto non era più conveniente». Il racconto di un'epoca dove abitare un monumento era un privilegio che spettava a portieri e alti funzionari, senza distinzioni. Stefania Perito, insegnante di Inglese in pensione e botanica per passione, viveva con il papà funzionario di Palazzo Reale e la sua famiglia al secondo piano sopra l'Appartamento storico, i cui due lati affacciano su via Acton e piazza Plebiscito. «Non ricordo il canone, ma era un affitto decisamente modesto, quello per l'alloggio di servizio. E poi pagavamo tutto, acqua, gas, luce. L'unico privilegio era che lo spazzino veniva a vuotarci i bidoni porta a porta e idem il lattaio ritirava la bottiglia vuota lasciandoci la piena. C'era anche parcheggio chiuso e garage». Quaranta famiglie degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Nomi illustri nella storia dei beni culturali di Napoli. «L'architetto Ezio De Felice, quando lavorava in soprintendenza - ricorda Stefania Perito - il direttore di Capodimonte Bruno Molajoli, la famiglia del soprintendente Pacini, quella del soprintendente alle Antichità de Franciscis, quelle dei custodi Zaccaro, Morini e Ruggiero. C'era poi una restauratrice bravissima, la signorina Fava, profuga istriana. E i 4 portieri del palazzo. Ci siamo rivisti, noi figli dei titolari, due anni fa e proprio io ho curato una pubblicazione dal titolo "I ragazzi del terrazzo di Palazzo reale". Si giocava e viveva tutti insieme, la sola distinzione era sugli appartamenti, i più alti in grado avevano i più spaziosi». Nel Palazzo Reale di Napoli però non è successo come a Caserta: «Nel 1969 ho lasciato la mia famiglia per andare a insegnare in Trentino - continua la professoressa di Lingue - mio padre andò in pensione e lasciò l'appartamento di servizio, ovviamente. C'erano stati aumenti consistenti». Non erano infrequenti cambi di casa, all'interno dei monumenti: «L'ala est che dà sul Molosiglio a un certo punto vennero requisiti dalla Regione che aprì un vero e proprio cantiere cambiando volto agli appartamenti. Inserirono il riscaldamento, che non c'era (noi avevamo il camino), impiantarono pavimenti orrendi, perdemmo l'uso dell'ascensore e la mia famiglia fu mandata in un altro appartamento».
"Pagavamo poco per abitare al Plebiscito" così gli inquilini andarono via
Stefania Perito viveva al secondo piano del Palazzo Reale di Napoli con altre 40 famiglie. Le famiglie di funzionari e dipendenti del palazzo abitavano in appartamenti di servizio, con canoni modesti. La professoressa Perito viveva con il padre e la sua famiglia in un appartamento con parcheggio chiuso e garage. Tra le altre famiglie c'erano nomi illustri nella storia dei beni culturali di Napoli, come l'architetto Ezio De Felice e la restauratrice Fava. Nel 1969, la professoressa Perito lasciò la sua famiglia per insegnare in Trentino, a causa di aumenti consistenti e cambiamenti all'interno del palazzo.
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