È il secondo centro turistico siciliano dopo Taormina: ma tra depuratori ko, scarichi direttamente a mare... Palermo SONO PASSATI quarant'anni da quando le audaci francesine del Village Magique facevano perdere il sonno ai giovani, in questo scorcio di mare perduto. Erano gli inizi degli anni sessanta e il Club Mediterranee sceglieva lo sconosciuto paesello di Cefalù, nell'immacolata (allora) costa nord-occidentale della Sicilia, per impiantarvi uno dei suoi primi villaggi Tukul alla polinesiana: senza servizi in camera e con i bagni in comune. Altre storie, altri tempi. Oggi Cefalù è cambiata, ha un lungomare con due cartelli di divieto di balneazione (uno permanente ormai da anni - e lo trovate pure sul sito del Ministero dell'Ambiente - e uno temporaneo), ci sono alberghi a più stelle e a più piani, automobili che affollano le strette viuzze e una classe politico-imprenditoriale avida di consensi e d'interessi. Alberghi, residence, stabilimenti, case e palazzi, negozi, strade e interi quartieri nati dal nulla: via gli ulivi dentro scale e pilastri. Una politica all'inseguimento dei grandi numeri, senza andare troppo per il sottile. Sono stati soprattutto gli ultimi anni a portare un'insostenibile pressione sulle coste e a aumentare fino a scoppiare l'antropizza-zione del territorio. Senza adeguare i servizi, senza parcheggi, con una rete fognaria insufficiente e con un depuratore vecchio di trent'anni che non ce la fa più e che stenta a smaltire le acque reflue dei circa 15 mila residenti invernali, figuriamoci d'estate quando diventano 50 mila. Puzza e schiuma sono la norma, col mare sempre più sporco e con alcuni alberghi e ristoranti e case che non si capisce bene dove scarichino. Ogni tanto parte qualche denuncia e allora ecco che le forze dell'ordine trovano uno scarico che finisce dritto dritto sotto il lungomare della cittadina normanna, magari a due passi dal vecchio molo, ma nessuno ne sa mai nulla, e qualche mese addietro un esterrefatto signore beccato con un tubo che collegava la lavatrice (e chissà cos'altro) di casa sua con la spiaggia una manciata di metri più sotto dichiarava di essere all'oscuro di tutto... Il sindaco Simona Vicari di Forza Italia (al secondo mandato consecutivo) unisce la sua indennità di sindaco a quella di parlamentare regionale e guarda avanti spavalda: accordi con strutture turistiche e grandi gruppi e comunicati stampa con le cifre delle presenze turistiche per rinfrancarsi. E da queste parti soggiorna spesso e volentieri lo stato maggiore siciliano di Berlusconi, con in testa il Ministro Gianfranco Miccichè, che ha il suo buen retiro a Sant'Ambrogio, un pugno di case (senza depuratore, of course) a 5 minuti d'auto da Cefalù. Tutto bello, tutto patinato. Peccato che l'acqua dai rubinetti esca salmastra e i cefaludesi non la usino neppure per calarci la pasta, anche se risparmierebbero il sale. E peccato anche che il boom edilizio senza controllo -in nome del quale si può tutto e in assenza di regole si costruisce in ogni dove, mare, spiaggia, collina, porto - abbia già stravolto Cefalù e la sua costa, sia a est che a ovest. Ed è proprio il versante di ponente, quello che guarda Palermo, che continua a subire una massiccia cementificazione. L'ultima in ordine di tempo è il megavillaggio di Pierre e vacances (vanto della sindaca grazie ai suoi buoni uffici con gl'imprenditori locali), un anfiteatro di cemento che ha sostituito quello naturale che aveva messo lì il buon Dio ma che non portava certo turisti impacchettati e pigiati come immigrati e il valore dei terreni a mille. E mentre c'è chi si chiede cosa accadrà quando Goletta Verde il 12 agosto getterà l'ancora nel mare strapazzato di Cefalù, l'assalto alla diligenza continua con l'annuncio di Henri Giscard D'Estaing, presidente del Club Mediterranee, che, fiutando il vento ha annunciato il cambio di passo: l'anno prossimo costruiranno a Cefalù un secondo villaggio e ristruttureranno quello storico del 1957, basta Tukul, adesso vanno le strutture (e il cemento) a quattro stelle.