APPRENDIAMO di un accordo di collaborazione tra gli Uffizi e l'Opificio delle Pietre Dure. Un accordo, par di capire, che prevede l'intervento dell'Opificio nella conservazione preventiva, manutenzione e restauro del patrimonio. Siamo i primi a riconoscere il valore straordinario dell'Opificio e la piena legittimità di questi accordi. Ma siamo sconcertati. I motivi? Il primo è che non si tiene conto di un parte rilevante del nostro patrimonio che sono i restauratori e cioè le imprese artigianali, che contano oltre 280 specialisti d'eccellenza. In secondo luogo crediamo che l'Opificio non disponga della capacità operativa per far fronte a tutte le esigenze degli Uffizi. Mentre noi siamo convinti che la reale tutela del nostro patrimonio d'arte non possa essere racchiusa in un passaggio di risorse da un ministero all'altro, ma debba aprirsi alle competenze e capacità presenti sul territorio così come previsto dalle nuove regole del Codice degli appalti. Siamo del resto convinti che una parte della 'magia' che rende straordinaria la nostra città non risieda soltanto nella interminabile lista di opere d'arte e monumenti ma anche nei 'polpastrelli' dei tanti restauratori che, unendo conoscenza e passione, rendono visibili al mondo intero questi tesori. Eppure gli specialisti della conservazione sono spesso dimenticati. E anche il ministero dei beni culturali sembra avere qualche problema a riguardo: la riforma oggi in atto presenta aspetti di grande criticità (separazione tra tutela e valorizzazione, fra Soprintendenze e musei, oltre all'applicazione della legge Madia che inquadra le Soprintendenze nelle prefetture) e ci sono anche episodi specifici che ci lasciano sconcertati. Ci riferiamo alla pubblicazione, da parte del Mibact, della tanto sospirata lista dei collaboratori restauratori: ci sono voluti ben tre tentativi (avvisi ministeriali) per arrivare a quella che sembra la lista definitiva. È il frutto di disattenzione e pressapochismo ma anche della sottovalutazione per atti che riguardano persone vere, professionisti, il loro lavoro e la loro attività. Cna Firenze ha puntato con determinazione sul processo di qualificazione dei restauratori: l'obiettivo finale è l'elenco ufficiale del ministero, contenente i professionisti che potranno definirsi restauratori. Un iter lunghissimo, complicato, con false partenze e costi altissimi, economici e di tempo sottratto al lavoro per dimostrare il possesso dei requisiti richiesti. Non sottovalutiamo questo evento perché, oltre a conferire dignità e pieno riconoscimento alla 'professione' di restauratore, avrà sicuramente un effetto sul mercato della manutenzione e del restauro. L'autore è presidente di Cna Firenze
RESTAURATORI DIMENTICATI
L'Opificio delle Pietre Dure e gli Uffizi hanno firmato un accordo di collaborazione per la conservazione e il restauro del patrimonio artistico. Tuttavia, gli esperti di Cna Firenze sono sconcertati da questo accordo, poiché non tengono conto delle imprese artigianali di restauratori, che contano oltre 280 specialisti d'eccellenza. Inoltre, gli esperti ritengono che l'Opificio non abbia la capacità operativa per gestire tutte le esigenze degli Uffizi. Sono anche preoccupati per la pubblicazione della lista dei collaboratori restauratori del Mibact, che sembra essere il frutto di disattenzione e pressapochismo.
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