L'INDAGINE sulle residenze nei beni culturali "rischia" di allargarsi. Dopo la Reggia di Caserta, il prossimo obiettivo è la città: Napoli. Nelle ultime ore la Guardia di finanza ha già bussato alle porte del Polo museale della Campania. Il motivo? Le fiamme gialle, un nucleo dedicato del comando provinciale di Napoli, ha chiesto di acquisire gli atti negli uffici di Castel Sant'Elmo e Palazzo Reale. Documenti, contratti di fitto. Riflettori puntati su due siti in particolare: Villa Pignatelli e Capodimonte. Ma ci sarebbe anche la Floridiana. La traccia investigativa è sempre la stessa: gli alloggi del demanio che si trovano nei complessi monumentali e magari sono fittati a "prezzi irrisori". Peggio: assegnati a chi non ha titolo per occuparli. È un'iniziativa dei finanzieri che prende le mosse dalla scoperta degli immobili nella Reggia di Caserta: canoni a 3,51 euro mensili a fronte di un valore di mercato di oltre 4 mila euro al mese. Ecco perché sono scattati nuovi accertamenti, ancora in fase "esplorativa", che potrebbero confluire in una informativa da inviare alla Procura della Corte dei conti per l'apertura di un nuovo fascicolo. È ormai il filone seguito con attenzione dal sostituto procuratore Ferruccio Capalbo, lo stesso pm che ha scoperchiato il caso dei fitti alle associazioni nel Comune di Napoli e aperto di recente un'inchiesta anche sulla gestione delle case popolari al Parco Verde di Caivano. Intanto vige il massimo riserbo tra le fiamme gialle. Come primo passo, la Guardia di finanza ha chiesto informazioni dirette alla direttrice del Polo museale della Campania, Mariella Utili. Quello che trapela è che sarebbero fino a sei gli spazi all'interno di Villa Pignatelli da controllare. Qualche unità in più a Capodimonte. Sulla stessa falsariga della Reggia, potrebbero essere locali in uso a parenti e legati di ex dipendenti e custodi dei beni culturali: assegnazioni, quindi, legittime in origine ma che potrebbero essersi tramandate illecitamente. Perché quello che i finanzieri hanno capito dal caso "Caserta" è il corto circuito che si è creato negli ultimi vent'anni sugli alloggi nei siti culturali: trasferiti con fatica dal demanio al ministero dei Beni culturali attraverso le soprintendenze. Nel passaggio, caratterizzato da scontri a colpi di carte bollate, si sarebbe annidata la "cattiva gestione". L'Agenzia del demanio ha già fatto sapere di essere pronta a "condannare con fermezza qualsiasi comportamento negligente nella gestione del patrimonio pubblico". Dagli uffici del Polo museale assicurano che era già partita all'atto dell'insediamento della direttrice Utili una ricognizione degli atti dei musei prima divisi tra varie soprintendenze per una verifica sugli alloggi demaniali e c'è massima collaborazione con la Guardia di finanza.