SOFFERMARSI con lentezza di fronte a due delle opere più belle conservate nei musei torinesi, per conoscere e condividerne la storia e penetrarne il mistero, accompagnati da studenti e ricercatori. Domani alle 10 si potrà sostare con tutta calma di fronte all'"Annunciazione" di Orazio Gentileschi alla Galleria Sabauda, un'ora dopo sarà la volta del "Ritratto d'uomo" di Antonello da Messina a Palazzo Madama. L'iniziativa è dell'Università di Torino che ha aderito con i Musei Reali e Palazzo Madama, e con i rispettivi direttori Enrica Pagella e Guido Curto, all'edizione 2016 dello SlowArtDay, organizzato da una serie di musei americani. Sarà possibile insomma trascorrere una mattinata di fronte a due soli quadri, mentre un gruppo di studenti e ricercatori dell'università di Torino accompagnerà lo sguardo dei visitatori. Dove sono stati questi dipinti prima di essere esposti nei luoghi in cui li vediamo oggi? Quali le loro storie? Quante persone si sono curate di loro, li hanno osservati e restaurati? ( prenotazioni alla mail lavitadelleopere gmail.com) Per Torino ha aderito anche l'Egizio, che domani alle 15 organizza slow visit (a tariffa speciale ridotta) con il curatore Paolo Del Vesco per ammirare le stele di Iti e Neferu, in sala 3, di Horhernakht, figlio di Khety, e del governatore provinciale Uahka, in sala 4, e a quelle dedicate ad Atum e Osiride dallo scriba regio Amenhotep e al capo dei sacerdoti puri Ptahmy in sala 5. Prenotazioni entro oggi alle 13 a eventimuseoegizio. it. Il progetto, intitolato "La vita delle opere: dalle fonti al digitale", a cura, per la parte torinese, della docente Maria Beatrice Failla, è volto alla ricerca e comunicazione nei musei della storia delle opere, per rendere visibili al pubblico le secolari vicende, collezionistiche e conservative, dai passaggi di proprietà ai restauri, che ognuna ha attraversato nella sua vita. Scopo dell'iniziativa, che ha coinvolto sette musei italiani, è proprio di permettere al pubblico visite slow, adatte a "degustare" le opere d'arte nei musei. L'iniziativa ha coinvolto centosettanta musei nel mondo, tra questi la londinese National Gallery.