«I funerali dell'anarchico Pinelli» cerca casa. Si tratta di una tra le opere «militanti» più significative della storia dell'arte italiana del secondo dopoguerra. Un quadro monumentale (del 1972; a sinistra , un particolare), denso di richiami alle avanguardie (Carrà, Picasso). Un'apocalisse moderna dalle forti valenze politiche e civili. Un episodio di cronaca si fa avventura epica. Enrico Baj rappresenta un momento decisivo nella storia degli anni di piombo: la morte dell'anarchico Pinelli. Montati come in un collage, appaiono tanti eroi minori: smorfie grottesche, volti coperti di lacrime. Terrore, sgomento, dolore attraversano questa drammaturgia. A lungo «rimossa», quest'opera è stata esposta nella Sala delle Cariatidi, nel Palazzo Reale di Milano, nel 2012. Diversi i tentativi per sistemarla in maniera permanente in qualche sito pubblico milanese: anni fa si parlò anche del Castello Sforzesco. Dal 2012, è tornato a essere invisibile questo quadro. Che idealmente dialoga con Il quarto stato di Pellizza da Volpedo. Gli eredi di Baj e Pinelli vorrebbero donarlo alla città di Milano. La sede migliore? Il Museo del Novecento. L'auspicio è che presto il visitatore dell'ex Arengario possa iniziare il suo percorso abbracciato proprio dal capolavoro di Pellizza. Per concluderlo dinanzi alla danza tragica di Baj.