La vasca in marmo fu posta nel 1626 ai piedi della Pieve dei SS. Stefano e Margherita. Un pool di enti e persone salva il monumento funerario dall'usura del tempo. E la ripulitura dell'area apre scenari nuovi. La buona volontà di enti e persone fa miracoli quando coordinata e diretta ad una precisa missione. E così quella preziosa buona volontà ha permesso di mettere in salvo il "sarcofago" in marmo di Baccano, nel comune di Arcola, insieme al mascherone e all'iscrizione di accompagnamento. Da lungo tempo il "sarcofago" impegnava la Soprintendenza Archeologia della Liguria in una pressante problematica di tutela. Si tratta di una vasca in marmo decorata da figure ormai poco leggibili, che fu posta nel 1626 ai piedi della Pieve dei SS. Stefano e Margherita, secondo quanto riportato nell'iscrizione che accompagna il manufatto. L'oggetto versava ormai in uno stato di grave degrado, dovuto al costante allagamento dell'area circostante e al proliferare di vegetazione infestante. La situazione è divenuta ancor più preoccupante in seguito alla frana che ha colpito la frazione di Baccano nel 2011, il cui fronte, malgrado alcuni interventi a cura della Curia che hanno messo in sicurezza la chiesa, continua ad avvicinarsi alla cisterna. Un team ad hoc. Sotto il coordinamento della Soprintendenza, nelle persone di Vincenzo Tiné e del funzionario responsabile Neva Chiarenza, e grazie all'interessamento dell'Architetto Augusto Marchioni, sono state convogliate mercoledì sull'operazione di salvaguardia le forze di diversi enti e persone che hanno dato la loro disponibilità a titolo gratuito. Il fabbriciere Alberto Gerrari ha ripulito l'area dalla vegetazione e la canaletta per lo scolo dell'acqua, intervento preliminare indispensabile alla riuscita dell'intervento; Sergio Torracca ha messo a disposizione alcune foto storiche e la sua conoscenza dei luoghi per la pianificazione e l'esecuzione delle diverse fasi di "salvataggio"; gli archeologi Luca Parodi e Ivo Tiscornia e la restauratrice Francesca Lazzarotti hanno seguito le fasi di distacco e di trasporto. L'Istituto Sostentamento del Clero ha procurato un piccolo escavatore per lo spostamento, manovrato da Riccardo Baldi, mentre Adrian Tohanean ha materialmente eseguito il distacco di ogni reperto dalla muratura della cisterna; il trattore con elevatore per il trasporto è stato fornito dall'Azienda Agricola Andrea Spagnoli e guidato dal titolare. Il Parroco don Lupo ha acconsentito ad accogliere nella chiesa dei SS. Stefano e Margherita i reperti. Un'opera difficoltosa ma che apre scenari inediti. Il lavoro è stato complesso sia dal punto di vista organizzativo che logistico: a più riprese è sembrato che l'impresa dovesse essere abbandonata, ma la tenacia di tutti è stata premiata dal buon esito di questo bell'esempio di attenzione partecipata per la salvaguardia di un bene culturale. La ripulitura dell'area e lo spostamento dei manufatti ha dato inoltre occasione di documentare le fasi e i modi di sistemazione della cisterna e del terreno antistante e darà spunto ad un approfondimento ulteriore, dato che i reperti sono in attesa di poter essere puliti, studiati e restaurati.