ALESSANDRIA D'EGITTO Una struttura di 85mila metri quadrati, visitata da 750 mila persone ogni anno. Parla il direttore, Ismail Serageldin «Il governo egiziano ha versato 130 milioni di dollari. Donazioni internazionali per 110. Unesco e governi arabi hanno dato il resto» Ismail Serageldin (nato a Guiza nel 1944) è il direttore della Bibliotheca Alexandrina, Distinguished Professor alla Wageningen University ed è stato vicepresidente per lo Sviluppo sostenibile ambientale e sociale della World Bank dal 1992 al 1998, e dei Programmi speciali dal 1998 al 2000. La nuova Biblioteca di Alessandria è un colosso di 85mila metri quadrati con una sala di lettura ipostile per 2mila persone e depositi che possono contenere sino ad 8 milioni di volumi. «Ogni anno 750mila la visitano», ha spiegato a margine di un convegno sull'Innovazione organizzato dalla Camera di commercio di Milano. Professor Serageldin, a Milano vorremmo costruire la Biblioteca di informazione e cultura: è nata una Fondazione per realizzarla, ma i costi sono ingenti: 236 milioni di euro, più 18 ogni anno per la gestione. Voi come avete fatto a trovare i finanziamenti per quella di Alessandria? «Ci sono voluti 235-240 milioni di dollari per realizzarla. La nostra non è solo una biblioteca: è un complesso con sette istituti di ricerca, tre musei, sei gallerie d'arte, sei librerie specializzate e diversi labora-tori». Come è avvenuto il reperimento dei fondi? «Il governo egiziano ha contribuito con 125-130 milioni di dollari. Poi abbiamo ricevuto donazioni dal resto del mondo per circa 110 milioni di dollari. Avevamo svolto opera di sensibilizzazione e di ricerca dei finanziamenti. L'Unesco allora dichiarò che la biblioteca di Alessandria era una delle più importanti del mondo. Bisogna coinvolgere più Paesi e più istituzioni nel sostegno». Avete ricevuto finanziamenti dall'Unesco? «Sì. Ma hanno contribuito anche i governi dell'Arabia Saudita, degli Emirati Arabi e di altri 27 Paesi. La biblioteca di Alessandria ha ricevuto un aiuto anche dall'Italia: un milione di dollari per i nostri musei e la formazione di otto egiziani, che in Italia hanno seguito un corso di restauro di libri antichi. Una biblioteca di impegno internazionale non può nascere dallo sforzo di una sola nazione. Ora è aperta a tutti, collabo-riamo con centri europei e internazionali, siamo membri della Digital Library Federation». Quanti anni ci sono voluti per costruirla? «Il cantiere è stato aperto nel dicembre 1995 e la biblioteca è stata inaugurata nel 2002». Non ritiene che nell'era dell' e-book spendere soldi per la costruzione di megabiblioteche sia assurdo? «No, assolutamente...! Troppa informazione spesso significa poca informazione. Da un forellino troppo piccolo non riesci a bere, ma neppure da uno troppo grande. Umberto Eco, che fa parte del nostro consiglio direttivo, mi ha detto che ha lanciato una ricerca sul Sacro Graal su Internet... Ci sono 74 siti specifici ma solo 2 di livello sufficiente. L'era dell'informazione ha cambiato i libri, che non sono più separabili tra loro. Oggi, attraverso ìper-link, i libri sono collegati, e questo crea un nuovo modo di organizzare il sapere. Così le biblioteche saranno collegate tra loro e ognuna si specializzerà per poter garantire il massimo dell'expertise in un particolare campo. Sarà fantastico, perché la quantità di informazioni cresce in modo quasi esponenj-ziale». II professor Jeanneney, presidente della Biblioteca nazionale di Francia, ha deciso di rispondere alla sfida che Google ha lanciato, a suo dire, contro l'Europa, annunciandoli progetto di Biblioteca universale, of-vero trasformando in formato digitar le e consultanti su Internet 15 milioni di libri. Cosa ne pensa? «La digitalizzazione avviene ancora in modo molto limitato, per via del copyright. Gli editori non rendono disponibili le copie digitali. La nostra biblioteca mette comunque a disposizione diverso materiale online, abbiamo creato la collezione Nasser con 5.500 volumi, ci sono migliaia di articoli del British Foreign Office, migliaia di articoli dello State Department, audiovisivi, ecc., ma si tratta di materiale nostro, non degli editori». I progetti in corso della vostra biblioteca? «Abbiamo ricévuto anche una delegazione irachena che è venuta a chiederci di aiutarli a ristrutturare i loro archivi nazionali, che sono andati parzialmente distrutti durante la guerra. Così abbiamo fatto venire da noi gruppi di iracheni che seguono dei corsi di formazione da noi per diventare bibliotecari. Poi torneranno in Iraq a lavorare».