LA vicenda Bagnoli si avvia ad una non limpida conclusione, e soprattutto ad un insieme di decisioni che comporteranno fatalmente altri atti non facilmente controllabili, tali da inficiare anche una conclusione debole come quella prospettata. Mi riferisco al poco che si apprende dalla stampa, visto che la cabina di regia resta imperscrutabile nei passi che ha compiuto e sta compiendo. Nulla di peggio, in una città nella quale la trasparenza sarebbe d'obbligo, almeno per risarcirla da decenni di decisioni prese al di fuori di ogni processo partecipativo. Ma è ben noto che questo esito di crescita partecipativa non è tra gli obiettivi delle amministrazioni pubbliche, sia locali che nazionali, nonostante l'adozione della convenzione di Aarhus nel lontano 2001. Come apprendiamo, si sarebbe deciso di: 1) ridurre le volumetrie previste dal Pua; 2) allocare gli alberghi previsti in prossimità del mare, piuttosto che allineati come blocchi di edilizia popolare all'interno; 3) contenere generalmente l'edificazione prevista; 4) favorire l'insediamento di industrie e centri di formazione nell'elettronica applicata; 5) realizzare un porto turistico; trascuro altri aspetti minori, relativi alla caratterizzazione del parco verde. Di queste opzioni le prime quattro non possono che trovare consenso, visto da un lato l'elefantismo delle previsioni di piano, la cui volumetria raggiunse i 2.600.000 mc e dall'altro l'avventurismo delle realizzazioni del parco. La quinta opzione è quella che si scontra da sempre con le posizioni di chi vorrebbe vedere finalmente applicata la legge 58296 sull'obbligo di "ripristino della morfologia naturale della costa". Nel paese in cui cosa fatta capo ha, in cui gli antichi errori non si correggono ma si inghiottono, fioriscono gli scempi come l'ex Incurabili in piazza Cavour, il palazzo Upim su via Duomo, i palazzi di piazza Mercato, le Vele di Secondigliano, fino ai baffi della scogliera di via Caracciolo ed al mantenimento della colmata dell'Italsider. Un unico filo conduttore, costituito da cecità urbanistica e velleitarismo politico, coniugati insieme per raccogliere consenso, ha mortificato le poche forze consapevoli con decisioni imposte e mai sensibili alle ragioni di una moderna cultura specialistica. Ora ci si mette anche il governo, muovendosi in maniera contraddittoria con la stessa volontà del Parlamento. Quando, con lungimiranza, fu dettato il contenuto della legge, si era capito da subito che la colmata avrebbe potuto essere una testa di ponte per giustificare comunque l'esistente, cancellando così definitivamente la possibilità stessa del risarcimento ambientale. Quel dettato va difeso a tutti i costi, e non devono esserci alibi di nessun tipo, neppure economici, al rispetto di una legge dello Stato. Come più volte affermato, il porto turistico - se proprio si vorrà farlo, nonostante la vicinanza di quello di Pozzuoli - potrà trovare un ottimo insediamento in cala Badessa, cioè al di là dell'istmo di Nisida; per realizzarlo potranno essere utilizzate in gran parte le stesse scorie d'altoforno impiegate a suo tempo per la colmata. L'inquinamento è infatti prodotto dal percolamento in falda degli idrocarburi un tempo stoccati alle spalle della colmata. La prossimità all'isola potrebbe inoltre favorirne la progressiva trasformazione in senso turistico, utilizzandone le volumetrie esistenti per un borgo insulare che non avrebbe nulla da invidiare agli aspetti ambientali delle isole del golfo, ma anzi ne costituirebbe un avamposto di terraferma, di cui sono testimonianza i resti archeologici delle ville di Lucullo, di Bruto ed il castello di fondazione angioina, da restaurare e valorizzare. Ciò che si chiede oggi legittimamente al governo è un salto di qualità rispetto alle decisioni dell'amministrazione locale. Se l'intervento di Roma dovesse limitarsi ad una replica della parte peggiore delle decisioni che il Comune ha cercato di far passare finora (finta bonifica, porto- canale, impiego e conservazione della colmata, edificazione massiccia) avremmo una prova definitiva che neppure l'amministrazione centrale riesce a mettere ordine nel pasticcio Bagnoli, e che il riscatto di Napoli ha ancora molta strada da percorrere davanti a sé.
UN SALTO DI QUALITÀ DAL GOVERNO SULL'AREA DELL'EX ITALSIDER
La vicenda Bagnoli si avvia ad una conclusione non limpida. Le decisioni prese dall'amministrazione locale sono state critiche, in particolare la riduzione delle volumetrie previste dal Pua, l'allocazione degli alberghi e la contenimento dell'edificazione. Il governo ha anche espresso una posizione contraddittoria. La legge sull'obbligo di "ripristino della morfologia naturale della costa" è stata applicata, ma il governo ha anche espresso un'opinione contraddittoria. Il porto turistico potrebbe essere realizzato in cala Badessa, utilizzando le stesse scorie d'altoforno impiegate per la colmata. La prossimità all'isola potrebbe favorire la trasformazione in senso turistico.
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