SEMBRA impossibile in questi giorni parlare di Basilicata senza parlare di petrolio. Ma una visita a Venosa induce a parlare di cultura. Venosa è generalmente associata al nome del suo cittadino più illustre il grande poeta latino Orazio, vissuto nel I secolo a.C., autore, tra l'altro, delle Odi e delle Satire nonché di motti diventati famosi come "Carpe diem". Per la verità ad Orazio, il podere paterno a Venosa fu confiscato. Cosa era successo? Figlio di un liberto, Orazio era andato a combattere per quella che riteneva la libertà, con i tirannicidi, più chiaramente, con i cesaricidi, cioè Bruto e Cassio. Sconfitti questi, molte terre a Venosa furono date ai soldati dei Triumviri, Ottaviano, Antonio e Lepido, in ricompensa dei servizi prestati. Anzi, a questa operazione corrispose un nuovo stadio di sviluppo di una città assai importante nell'epoca romana. Venosa è affascinante per le sue zone archeologiche e per i suoi beni culturali, dalla sua basilica paleocristiana, al castello cinquecentesco di Pirro Del Balzo. Ma è tutto il complesso della Santissima Trinità che fa una tremenda impressione, con la tomba di Roberto il Guiscardo, il condottiero normanno della famiglia degli Altavilla, con i suoi fratelli e la consorte, all'Incompiuta, la nuova basilica che risale al mille duecento e non fu poi completata. Non possiamo in questo spazio dire molto altro, ma almeno notare che gli scavi archeologici hanno permesso di scoprire accanto a catacombe cristiane, catacombe ebraiche, altro elemento molto originale. La visita è ben organizzata, con un biglietto unico e con personale gentile e disponibile. Pure Venosa non è più collocata sulla vecchia via Appia. È distante una quarantina di minuti dall'autostrada (Candela) è a circa sessanta chilometri dal capoluogo della sua provincia Potenza, è distante un'ora circa dall'aeroporto di Bari, il che, d'altro canto, fa vedere che è comunque vicina ad una regione importante come la Puglia. Costituisce un caso esemplare di come un complesso di beni culturali così importante ha bisogno, per essere visitato maggiormente, di essere continuamente inserito in itinerari, in programmi di attrazione integrati ad ampio livello. È un elemento decisivo. Un'occasione particolare ora c'è ed è costituita dalla proclamazione di Matera città della cultura europea per il 2019 insieme a Plovdiv, l'antica Filippopoli, città della Bulgaria. Matera è il capoluogo dell'altra provincia della Regione Basilicata ed è una città piena di attrazioni culturali per se stessa, a cominciare dai famosissimi Sassi. Alcuni commentatori hanno parlato di un impatto di trenta milioni di euro sul territorio come conseguenza della sua investitura a città europea della cultura insieme a Plovdiv. È un'occasione che va giocata il più largamente possibile, in Basilicata, ma non solo. A Venosa mi è stato detto che il sindaco di Matera ha in effetti fatto visita a questa città offrendo collaborazione e rapporti. Speriamo che si sviluppino positivamente. Le civiltà che nei secoli si sono avvicendate nel Mezzogiorno d'Italia, hanno lasciato dei beni culturali di grandissimo rilievo, che spesso non sono frequentati e conosciuti come meritano ma che costituiscono un volano di sviluppo decisivo. In talune situazioni potrebbero veramente frenare l'esodo dei giovani in cerca di lavoro. Com'è noto Il Sud d'Italia, complessivamente inteso ha subito più che proporzionalmente rispetto all'Italia nel suo complesso, gli effetti della crisi economica e finanziaria internazionale che si è sviluppata a partire dal 2007-2008 con conseguenze sociali devastanti. Dobbiamo dunque sviluppare tutte le potenzialità di sviluppo sostenibile nel Mezzogiorno e i beni culturali sono tra queste. Non solo a beneficio del Sud, ma di tutto il paese. L'autore è presidente dell'Associazione delle istituzioni culturali italiane (Aici)