LA PROPOSTA IL GOVERNATORE: "LA STRUTTURA VA MESSA SUL MERCATO INTERNAZIONALE DELLE FONDAZIONI CULTURALI PRIVATE" «OCCORRE avere davanti un modello di sviluppo - dice il presidente della Regione Giovanni Toti - se Genova ha, come ormai è chiarissimo, una vocazione turistica e terziaria, la cura principale della Regione e, ci auguriamo, della prossima amministrazione comunale, sarà creare un modello di sviluppo in questo senso e quest'area ha un valore strategico formidabile». Toti mette a fuoco i macrointerventi urgenti a Genova per rendere definitiva la trasformazione in «capitale della cultura della nostra Regione», come la definisce. Perché oltre all'Albergo dei Poveri, di proprietà dell'ente che governa, ci sono azioni urgenti da portare avanti, secondo il presidente: «Vanno recuperati in maniera sistematica tutti palazzi storici della città e il centro storico, tutto il waterfront, e va risolto un grande punto interrogativo in una posizione dove si dovrebbero avere solo certezze: l'Hennebique». Secondo il governatore della Liguria, quella parte dell'affaccio di Genova sul mare va ricollegata al resto della grande area turistica culturale e di intrattenimento che si è formata con il Porto Antico: «L'area dell'attuale Porto Antico va dilatata a est e a ovest - traccia Toti - perché è assurdo che sia frammentata. E con lo sviluppo fino alla Fiera, con il Blue Print, deve estendersi anche ad ovest, fino ed oltre l'Hennebique». L'Hennebique è il grande edificio vincolato dalla soprintendenza perchè è una delle prime strutture realizzate, nel 1901, con il calcestruzzo armato, secondo, appunto, il metodo Hennebique. Un altro gigante abbandonato, spiaggiato sulla riva del porto, per ora in area portuale. Davanti doveva sorgere un altro gigante: Ponte Parodi. «L'Hennebique va affrontato così come l'Albergo dei Poveri perché è una struttura che deve diventare ciò che a Londra è la Tate Modern, una vecchia centrale dismessa sul Tamigi», indica la strada Toti. E aggiunge: «Anche in questo caso gli interlocutori sono le più importanti fondazioni culturali private del mondo: come la Guggenheim, che in Italia, oltre a Venezia, non ha sedi». La ricetta di Toti sembra semplice, ma è ambiziosa, anche se è pur vero che imposta il problema da un'angolazione nuova, e indica come inutili le misure del Comune di Genova di continuare a rivedere le percentuali di partizione (pubblico, residenziale, commerciale) del progetto di recupero. «Bisogna partire da un'altra parte: mettere il manufatto su un mercato internazionale, quello delle Fondazioni culturali, che possano valorizzarlo, capaci di grandissimi investimenti, che hanno un progetto che faccia recuperare altrettanto grandi ricavi - aggiunge Toti - la situazione non è diversa da quella dell'Albergo dei Poveri. Sarà il progetto, una volta che si è verificato che può funzionare ed essere competitivo, a chiedere quante parti dell'edificio possano essere "lasciate" al pubblico, riservate al commerciale, al residenziale, ai servizi. Bisogna lavorare nel senso opposto: con le prescrizioni, si tagliano opportunità al recupero». Il presidente della Regione mette in chiaro che la sua amministrazione non ha voce in capitolo sull'Hennebique, ma chiede con forza che l'area su cui entrerà ad esercitare la propria voce coinvolga anche l'Hennebique: «Perché quella zona è la naturale espansione del Porto Antico, non può più rimanere un'area abbandonata accanto a un luogo che tracima di turisti», evidenzia il governatore. E sul recupero dell'Hennebique e del centro storico di Genova si lascia scappare: «Questo sarà tema per la campagna elettorale del sindaco di Genova 2017», sorride Toti.