L'ultimo intervento-tampone per scongiurare crolli risale a circa due anni fa. Poi, più niente SAN GIULIANO TERME. Lo stato di degrado in cui versa l'Acquedotto Mediceo è una metafora dell'importanza data ai beni storici in Italia. Costruito tra il 1588 e il 1613 dal granduca Ferdinando I de' Medici e dal suo successore Cosimo II per portare l'acqua "bona" dei Monti Pisani alla città della Torre, questo impianto lungo circa sei chilometri è dotato di una condotta idrica che poggia su 934 archi: un sistema adottato dagli antichi romani che oggi resiste con estrema fatica al passare del tempo. La storica condotta sopraelevata congiungeva il bottino di San Rocco di Asciano a piazza delle Gondole, dove un sistema di tubature sotterranee distribuiva l'acqua al centro storico pisano. L'acquedotto è in disuso da decenni ed è proprietà del Comune di Pisa, nonostante attraversi principalmente il territorio sangiulianese. Scendendo a valle e camminando lungo l'acquedotto, si intravede l'antica struttura ricoperta da arbusti e rovi. Anche un occhio non esperto può notare lo stato di abbandono del complesso e i punti di rottura, in particolare nel tratto iniziale, lungo via dei Condotti e fino all'intersezione con via Puccini. L'acquedotto è costeggiato da un percorso ciclo-pedonale molto frequentato, che offre impagabili scorci della valle e dei monti circostanti. Peccato che diversi archi, negli anni, siano diventati dei semplici muri di cinta di proprietà private; altri sono crollati sotto il peso dei secoli o sono stati sfregiati da scritte, mentre altre parti ancora sono tenute in piedi da strutture in legno o da tiranti in acciaio. Di recente sono stati effettuati interventi-tampone per scongiurare ulteriori crolli. L'ultimo risale a circa due anni fa, quando Palazzo Gambacorti intervenne in somma urgenza per evitare il cedimento della struttura nei pressi di via sant'Elena ad Asciano. Lavori di messa in sicurezza che non hanno sicuramente risolto il problema, anzi i rilievi dei tecnici e della Soprintendenza evidenziarono che il consolidamento complessivo del monumento non è più rinviabile. Alla scarsità di fondi si è aggiunto uno scarso interesse politico. «Non è una struttura in buone condizioni, è evidente che bisognerebbe intervenire. La valorizzazione dell'Acquedotto Mediceo dovrebbe essere un importante obiettivo del territorio, a livello locale e regionale. Ne beneficerebbe tutto il percorso tra Pisa e San Giuliano afferma Marta Ciafaloni, architetto della Soprintendenza di Pisa . Senza una collaborazione tra le amministrazioni nella redazione di un piano di recupero e tutela non si può arrivare a niente di concreto. È una questione di volontà politica, di scelte territoriali e di pianificazione». La Soprintendenza ha seguito le passate iniziative delle istituzioni locali che però si sono arenate in una situazione di stallo. «Occorre uno studio congiunto, serio e approfondito; un progetto per poter chiedere finanziamenti e intervenire per lotti, in maniera sapiente e lungimirante», conclude Ciafaloni.