Teofilo Folengo, com'era? Lo possiamo vedere in San Sebastiano, al Museo della Città, che espone il ritratto acquistato dal Comune nel 2008, restaurato da Billoni Negri, presentato nel 2010. Il grande poeta macaronico appare nella severità della cappa nera benedettina la cocolla copre la testa, coronata d'alloro. Espressione corrucciata, fronte corrugata, sopracciglia bianche e una smorfia nella parte destra del volto, che ha ricevuto anche un'interpretazione medica: l'anno scorso (Gazzetta di Mantova 6 agosto 2015) i dottori Stefano e Francesco Maria Galassi di Sant'Arcangelo di Romagna, sulla base appunto del quadro, ritennero che Folengo avesse avuto un ictus. Accanto a Teofilo, uno scaffale con alcuni libri. Decifrata la scritta: Theophilus poeta Merlinos obyt 1545, morì nel 1545, mentre la data esatta è 1544 (9 dicembre). Dipinto di autore ignoto, databile a fine '500. Ebbene, un antiquario piemontese, prezzo base 3500 euro, propone ora un altro ritratto del Folengo e le analogie con quello di. San Sebastiano sono evidenti: cappa nera, cocolla ma senza corona d'alloro, stessa espressione sofferente, mani appoggiate sui libri, dei quali si intravvedono i titoli in costa. Leggibili: Script:lat:italic:serm Italic:serm De humanitate:lib I Panhormita:lib II Epistolar: lib I Epigram: lib I. Ai folenghiani la parola, anche se si può rilevare subito la singolare citazione latina di opere scritte invece in italiano, come La humanità del figliuolo di Dio e La Palermitana. Ma c'è dell'altro, la scritta nel quadro: Vera efigies D. Theophili Folengi a Mantua obiit (?) magnus ille Merlinus fuit e la data 1540, altrettanto errata se riferita alla morte. Davanti a questo secondo quadro i folenghiani mantengono una prudente cautela, anche se sono note manifestazioni di concreto interesse. Le analogie lasciano libera l'ipotesi di un pittore cinquecentesco esageratamente attento all'opera originale, sia pure con qualche particolare aggiunto. Ma quale dei due ritratti è stato eseguito prima? Non solo per il quadro il mondo folenghiano continua a essere in movimento: sta maturando tra gli Amici di Merlin Cocai veneti l'idea l'idea di offrire a Mantova una targa con i versi del Baldus relativi al mercato, da collocare in piazza Erbe. «Abbiamo già fatto richiesta alla Soprintendenza, come omaggio alla città capitale italiana della cultura», annuncia da Bassano del Grappa Otello Fabris, presidente dell'Associazione, che ha pubblicato il numero 3 (2014 - 2015) degli Annali Cipadensi e sta preparando il numero 4, per aggiornare sugli sviluppi continui degli studi folenghiani, non solo in Italia. A questo proposito si sta costituendo un Gruppo internazionale di studi della letteratura macaronica con il professor Josè Miguel Dominguez Leal e altri docenti universitari. Già hanno aderito le università di Cadice e di Pisa.