Brunello: Danieli, riserve sulla gestione del cantiere MESTRE. «Il progetto di M9 non si può fermare». Il presidente della Fondazione di Venezia Giampietro Brunello esce dal riserbo che nelle ultime settimane ha ammantato il cambio di governance di Polymnia, società strumentale della onlus bancaria, che ha investito 110 milioni di euro sul progetto del museo di Mestre del Novecento M9 di via Poerio. Ne ha già spesi la metà e ad un anno dalla conclusione del cantiere ha estromesso l'amministratore delegato Plinio Danieli, architetto, custode del concept tecnico e uomo che finora ha gestito gli affitti commerciali dell'intero isolato. Contro la sua estromissione si è mosso mezzo mondo politico e cittadino, la domanda «perché» si è riverberata per settimane in Fondazione. Che ha scelto il basso profilo e la dialettica del botta e risposta: il cda di Polyminia si è dimesso, il Consiglio generale di Fondazione venerdì ha discusso a lungo ed è tempo di mettere in chiaro i processi decisionali. «Siamo stati accusati di mancanza trasparenza ma è falso dice Brunello Vero che ci sono posizioni diversificate sull'M9 per la spesa e i contenuti museali ma il progetto non si ferma. Il palazzo è già fuori dalle fondamenta, siamo a metà della spesa del budget e ci sono contratti con le imprese: chiunque lo fermasse, sarebbe un folle», scandisce Brunello. Le critiche a Plinio Danieli riguardano la gestione del cantiere. «Sono state presentate riserve per ritardi dell'impresa costruttrice nel cantiere e che significano un aggravio di spesa spiega il presidente il problema è come sono state affrontate». L'azionista ha preso le sue decisioni valutando come terminare l'M9 senza costi aggiuntivi e rispettando la tempistica, che non è più quella annunciata del luglio 2017 ma si sposta in avanti a fine del prossimo anno, con tempi di allestimento del museo rinviati al 2018. «Per l'inaugurazione si arriverà a metà 2018 annuncia Brunello Intendiamo realizzare M9 nelle condizioni migliori, all'interno di un'area che davvero riorganizzi Mestre dal punto vista urbano e abbia un richiamo. Lo abbiamo fatto cercando di mettere le persone migliori».Giuliano Segre (che oggi guida la Fondazione2000 per M9) Marino Folin, Tiziano Treu, Ignazio Musu, Guido Guerzoni solo per fare alcuni nomi, di chi ha seguito l'evolversi della terraferma su architettura, urbanistica ed evoluzione del mondo del lavoro. Ma in questo nuovo assetto non c'è più spazio per Danieli, che aveva ideato l'M9. «A livello personale ne ho molta stima, lo dice la sua storia prosegue Brunello Gli avevo chiesto di aspettare che il consiglio prendesse le sue decisioni. Ma poi lui è uscito sui giornali e ciò ha condizionato non positivamente le posizioni. Nella mia testa c'era spazio per lui ma oggi tutto diventa più difficile». La politica che in questi giorni ha rispolverato l'interesse per M9 avrà sempre accoglienza dice Brunello perché il dibattito sui contenti del museo è aperto a spazi di discussione per migliorare, ampliare, correggere. Ma il punto resta sempre la sua sostenibilità economica. «Fondazione investe 110 milioni ma alla fine quando ha immobilizzato un quarto del suo patrimonio, per finanziare altro come Fenice, Giovani a teatro, non resta molto: non è il pozzo di san Patrizio conclude Brunello Stiamo valutando che i redditi e le entrate dell'area commerciale e della bigliettazione siano in grado di diventare autosufficienti. Se Fondazione deve tirare fuori i soldi per ripianare, significa che la onlus diventa un soggetto asservito a M9 e ciò non è sostenibile: i soldi pubblici devono essere investiti nel modo migliore». Il rilievo sulla mancanza di trasparenza nel processo decisionale a proposito del destino di una struttura che in città significa rigenerazione urbana e che per anni ha fatto dibattere sul contenuto museale, non scompone Brunello. «Le decisioni si comunicano a processo concluso chiude Non cercando di influenzare le decisioni mandando lettere a destra e a manca».