Gentile Tedeschi, ero fra i cinquemila bresciani che si sono messi in coda per visitare, grazie alle giornate di primavera del Fai, palazzo Tosio. Ma com'è possibile che un gioiello simile non sia regolarmente visitabile? Giancarlo Favagrossa Caro Giancarlo , da tempo da queste colonne indichiamo palazzo Tosio come un esempio di dimora antica in grado di reggere il confronto con altissimi esempi italiani ed europei. Il successo delle Giornate del Fai non è comunque stato inutile: Sergio Onger, il presidente dell'Ateneo (ente titolare dell'immobile fino al 2055 in base a una convenzione con la Loggia) ha attivato alcune collaborazioni che dovrebbero portare a un'apertura del palazzo una volta al mese. Residenti e turisti, insomma, avranno nuove opportunità di visitare questa splendida dimora di una colta famiglia borghese dell'Ottocento. In questa fase mi piace aggiungere due proposte, o almeno due suggestioni, circa l'utilizzo della dimora del conte Paolo Tosio che ha sia detto per inciso il vantaggio di avere alle spalle la ricerca monumentale di Antonio Rapaggi circa il suo autore, l'architetto Rodolfo Vantini. Ebbene, la prima suggestione è quella di un'apertura notturna della dimora dei conti Paolo e Paolina Tosio. Vuole mettere il tocco prezioso, il riflesso intrigante che avrebbe l'apertura del palazzo durante una delle prossime notti bianche della cultura, e la possibilità di vederla al lume di candela, esattamente come la vedevano i suoi proprietari? E ancora: il delizioso Museo Lechi di Montichiari ospita una piccola ma intrigante mostra (da vedere, assolutamente) curata da Paolo Boifava e Bernardo Falconi che riunisce una decina di ritratti firmati da Luigi Basiletti, artista che contribuì al progetto e alla decorazione di un'ala di palazzo Tosio. Ma Basiletti era prima di tutto un paesaggista oltre che un meraviglioso cronista (armato di lapis) degli scavi del Foro romano. Cosa sarebbe una mostra del Basiletti paesaggista allestita a palazzo Tosio? Un omaggio alla Brescia dell'800. E una meraviglia, mi creda. Massimo Tedeschi