«LE EOLIE A RISCHIO COME PATRIMONIO DELL'UMANITÀ'» L'attività prorogata di altri sei mesi. L'Unesco: adesso basta LIPARI Dai turisti sono ritenute un'attrazione fatale, dall'Unesco una bruttura da eliminare, dai sindacati e dai lavoratori una risorsa che garantisce occupazione, dai politici una grana di difficile soluzione: le cave di pomice di Lipari sono ancora una volta al centro di polemiche. Da due anni operano in regime di proroga e il loro destino sembrerebbe segnato: dovranno essere chiuse, l'ambiente recuperato. Solo che questo mette a repentaglio un centinaio di posti di lavoro, una vera e propria sciagura in una comunità così piccola come quella eoliana. L'ultima proroga all'attività di estrazione della pietra pomice da parte della "Pumex" e di alcune aziende collegate è arrivata alla fine della scorsa settimana e durerà sei mesi. H prefetto di Messina Stefano Scammacca l'ha firmata al termine di un incontro con il sindaco di Lipari Bruno, l'assessore all'Industria della Regione siciliana D'Aquino, i vertici sindacali, di Assindustria e delle aziende interessate. "E' l'ultima proroga - ha promesso l'assessore Antonio D'Aquino - per i prossimi sei mesi il comune di Lipari, l'azienda e l'Ente minerario siciliano si impegneranno in un progetto di riconversione delle cave, ampiamente condiviso, che crei prospettive per un futuro occupazionale". Ma se per il presidente degli Industriali messinesi, Pippo Puglisi, "è un passo positivo in avanti verso la ricerca di una soluzione condivisa che non può cancellare senza alcuna prospettiva un'attività produttiva che crea ricchezza e occupazione", i sindacati si dicono preoccupati "per l'approssimazione e la mancanza di un progetto futuro alternativo ali' escavazione e alla produzione della pomice; tra sei mesi ci ritroveremo nelle stesse condizioni", come per la Cisl hanno dichiarato Maurizio Bernava e Santino Barbera. Ma al problema occupazionale fa da contraltare l'altolà dell'Unesco: "La proroga mette a rischio la permanenza delle Isole Eolie nella lista dei siti dichiarati dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità", avvertono l'assessore comunale al Turismo Giuseppe Longo e il suo collega all'Ambiente Domenico Fonti, che non hanno condiviso l'adesione del loro sindaco, Mariano Bruno, al documento firmato in prefettura. "Temo che la proroga sia solo un'escamotage - dice l'assessore Fonti -, un modo per prendere tempo visto che ci sono tentativi di accordi politici, con il rischio che la cava continui a funzionare anche dopo i sei mesi concessi". L'azienda ha presentato un piano di riconversione dell'area, un milione di metri quadrati, che prevede la costruzione di alberghi, verde attrezzato, attività turistiche, cosa che ha già da mesi scatenato feroci polemiche sul rischio di cementificazione dell'arcipelago, cosa che peraltro metterebbe ugualmente a rischio la permanenza delle Eolie nelle Uste dell'Unesco. "Come se non bastasse - dice ancora Fonti - l'azienda vorrebbe che il piano si attuasse con soldi pubblici, non meno di ottanta milioni di euro. E questo è proprio inaccettabile".