IL Cavaliere Marafioti, strepitosa scultura del quinto secolo avanti Cristo che solitamente fa bella mostra di sé accanto ai Bronzi di Riace nel museo archeologico di Reggio Calabria, cavalca elegantemente nella sala centrale delle Gallerie d'Italia. È uno dei pezzi forti della mostra La bellezza ritrovata, a cura di Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti, che presenta fino al 17 luglio centoquarantacinque opere restaurate negli ultimi due anni grazie a Intesa Sanpaolo. L'esposizione è la vetrina del progetto Restituzioni, nato nel 1989 e giunto alla diciassettesima edizione, che dopo avere avuto come sedi Vicenza, Firenze e Napoli sbarca per la prima volta a Milano. Il programma, che in ventisette anni ha consentito il restauro di oltre mille opere appartenenti al patrimonio artistico pubblico, per l'attuale edizione ha coinvolto trentasette musei, sessantadue laboratori di restauro e altrettanti studiosi incaricati di seguire i lavori, e ha richiesto un investimento intorno al milione di euro. I pezzi selezionati per essere sottoposti alle cure dei restauratori oscillano dall'antichità al moderno, passando da una statua egizia proveniente dal tempio di Amon a Tebe a una composizione metafisica di Carlo Carrà, e contemplano le tipologie più varie, dai vetri dei maestri muranesi alla sontuosa armatura giapponese donata dall'imperatore del Sol Levante a Vittorio Emanuele II, oltre a disegni, dipinti, sculture e mosaici. Le star dell'allestimento sono Caravaggio, con il vivido e potente ritratto di un cavaliere di Malta, eseguito negli ultimi anni della sua vita quando era in fuga da Roma, dove pendeva su di lui una condanna a morte; Rubens, con un maestoso e platealmente barocco Cristo risorto, che nel Seicento costituiva uno dei gioielli della collezione del Gran Principe Ferdinando de' Medici, e Lorenzo Lotto, con la nervosa e tormentata Adorazione del Bambino, accesa da colori sgargianti che sembrano realizzati con il Technicolor. Non mancano piacevoli sorprese, come i tre impressionanti rilievi lignei policromi raffiguranti scene del Calvario, provenienti dal sacro monte di Banská tiavnica, il più importante monumento barocco della Repubblica Slovacca: si tratta, per altro, del primo intervento del progetto Restituzioni che interessa un'opera di proprietà non italiana. Anche numerosi musei milanesi hanno beneficiato della generosità di Intesa Sanpaolo, da Brera all'Ambrosiana, dal Castello Sforzesco al Poldi Pezzoli, fino al Museo del Duomo e al Bagatti Valsecchi. Tra le opere del capoluogo lombardo spicca la Croce di Chiaravalle, capolavoro di oreficeria veneziana del Duecento, impreziosita da pietre preziose, cammei e cristalli di rocca. Ma non si devono dimenticare la grande sinopia del Maestro della Crocifissione di San Gottardo, influenzato dalla presenza di Giotto alla Corte di Azzone Visconti, le due tavole con San Pietro e San Giovanni Battista di Francesco del Cossa, perle della scuola ferrarese del Quattrocento, e la raffinatissima Annunciazione dalle superfici che paiono smaltate, di stile manierista, opera di Girolamo Bedoli Mazzola, parente del Parmigianino. Ai visitatori vengono messi a disposizione tablet con videoguide: di una quindicina di opere si possono vedere filmati nei quali Ferdinando Bruni e gli attori del Teatro dell'Elfo raccontano le vicende relative ai restauri.