Abbiamo letto la risposta di Francesco Prosperetti, soprintendente all'archeologia romana, ad Adriano La Regina, il quale metteva in guardia i "riformatori" (o controriformatori?) dalla fretta con la quale stanno frantumando la Soprintendenza speciale di Roma. Riteniamo necessaria una seria e ragionevole pausa di riflessione prima di rottamare confusamente tutto quanto. L'architetto Prosperetti insiste sul cardine della "riforma" Franceschini e cioè sulla netta separazione fra i Musei e le Soprintendenze che li hanno creati e gestiti sinora: senza avere "innegabilmente", egli sostiene, "le professionalità adatte per valorizzarli". Affermazione grave, gravissima, persino offensiva per quanti hanno retto musei e siti romani. Basti pensare al livello, quello sì "innegabile", di qualità raggiunto, pur con fondi decisamente scarsi, dal Museo Nazionale dell'ex Massimo, dai recuperi formidabili della Villa dei Quintili (incluso il prezioso Antiquarium), di Santa Maria Nova e di Capo di Bove. Basti pensare a Palazzo Altemps mirabile esempio di recupero architettonico e di esposizione permanente (e anche di belle mostre temporanee). Scindere il legame fra Museo e territorio, fra Musei e scavi, a noi sembra a dir poco insensato per chiunque conosca davvero la gestione di un museo. Soprattutto di un museo archeologico. V'è di più: il nuovo e per ora vago Parco Archeologico dell'Appia dovrebbe sovrapporsi all'attuale Parco naturalistico regionale estendendosi, dice Prosperetti, anche alle aree private. Le quali però rappresentano il 90 e più per cento del comprensorio. Con quali vincoli e strumenti di governo? Ci sembra tutto un gran pasticcio. Frantumando in più pezzi la Soprintendenza speciale per l'archeologia di Roma e Ostia - che traeva alimento dai grandi incassi del Colosseo - riconosce l'architetto Prosperetti, si pone, per il centro storico e per altre aree, "un grosso problema" di risorse. Scoperta interessante. Ma lo sanno gli autori di queste "riforme" che i singoli siti e musei coi loro incassi pagheranno a stento le bollette di luce, gas, acqua e telefono? E il resto? Pensano che siano "macchine da soldi"? Illusione. E però il ministro Franceschini insiste - oltre che in questo sconsiderato "spezzatino" di siti e musei - sulla necessità di investire ben 18 milioni di euro per ripristinare l'Arena Colosseo a fini evidentemente spettacolari. Se basteranno 18 milioni, vista la grande complessità delle acque sotterranee che, con l'ultima piena, hanno allagato il Colosseo salendo fino al primo piano. Il tutto ci sembra quindi un intreccio pericoloso di vanità consumistiche, di ambizioni sbagliate e di scarsa cultura del fare, del gestire concretamente. Comitato per la Bellezza