Installazioni e opere digitali d'avanguardia esposte dopo Napoli ora anche a Benevento La Campania ricomincia da tre per conquistare il ruolo li regione leader nell'arte contemporanea nell'Italia meridionale. Così, dopo aver inaugurato negli ultimi mesi due nuovi musei nel centro di Napoli, il Palazzo delle Arti a Palazzo Roccella e il Museo d'Arte Contemporanea a Donnaregina, ora è la volta di Benevento. Nella città sannita, dove il "transavanguardista" Mimmo Paladino ha realizzato tredici anni fa il suo "Hortus Conclusus", un suggestivo giardino di sculture all'aperto, il 25 giugno è stato inaugurato "Arcos", il Museo d'Arte Contemporanea del Sannio, voluto dalla Provincia e diretto dal critico d'arte Danilo Eccher. Gli ingredienti del successo ci sono tutti, a cominciare dagli spazi espositivi: ambienti di notevole suggestione, situati nei sotterranei del Palazzo della Prefettura, e animati da volte in tufo. Coraggiosa e lodevole la prima mostra, intitolata "O luna tu... lo spazio notturno della fantasia", che riunisce tredici artisti italiani di diverse generazioni, affiancati da cinque stranieri, che hanno realizzato altrettante installazioni collocate nelle piazze della città. Un percorso espositivo improntato sulla presentazione dei diversi linguaggi del contemporaneo, con una spiccata attenzione alle opere multimediali. Non è un caso che davanti alla sede del museo sia stata sistemata l'opera dell'artista austriaco Erwin Wurm "Fat House", una costruzione che sembra fatta di panna montata, dove all'interno viene proiettato un video sul linguaggio dell'amore. Interessanti anche le opere multimediali esposte all'interno del museo e realizzate da artisti di generazioni diverse, come le sculture con storte ed alambicchi del "poverista" Gilberto Zorio, animate da reazioni chimiche che avvengono in diretta davanti agli spettatori. Più tradizionale il lavoro di un altro esponente dell'arte povera, Giuseppe Penone, che espone un'opera composta da un pannello di marmo rosa, simile alla pelle umana, accanto ad una tela cosparsa di spine d'acacia, a suggerire un parallelo tra il mondo naturale e quello vegetale. Significativa l'assenza degli artisti della nuova scuola romana, come lo scultore Nunzio con i suoi legni combusti e il pittore Gianni Dessi, mentre spiccano le opere fragili ma intense di Remo Salvadori, realizzate con bicchieri e recipienti in vetro trasparente colmi d'acqua e posizionati in equilibrio precario. Tra gli emergenti spiccano le videoinstallazioni dell'artista iraniana Avish Khebrehzadeh, che rappresentano storie infantili raccontate con la tecnica del disegno animato. Magica e misteriosa la camera da letto di Luigi Ontani, arredata con oggetti creati dall'artista e ispirati al dialogo tra Oriente e Occidente. Di grande raffinatezza i dipinti di Domenico Bianchi, realizzati con la tecnica dell'encausto (pittura su cera) e animati da trame astratte dipinte con un metallo prezioso, il palladio. Infine l'installazione del palestinese Khabil Rabah ci riporta nella dimensione drammatica dell'attualità, con il suo muro di legno che circonda un tratto del giardino pubblico di fronte all'ingresso del museo, impedendone l'accesso. Un messaggio chiaro e preciso per sottolineare la difficile condizione di un popolo impegnato da decenni per difendere la propria terra.