Il viaggio tra i giovani volontari di Baronissi impegnati a rivitalizzare i beni culturali del proprio paese continua con Giuseppe Ariano, presidente dell'associazione Fonderie Culturali, un gruppo affiatato di sette amici, con sette specifiche competenze al servizio dell'arte, dall'archeologia all'informatica, dalla comunicazione alla gestione aziendale. L'associazione nasce dall'idea che storie ed esperienze diverse possano fondersi tra loro per creare sviluppo culturale ed anche economico del territorio. «Il nome "Fonderie culturali" -spiega Giuseppe Ariano- nasce dal fatto che sono sempre stato affascinato dall'archeologia industriale. Avendo avuto modo di osservare, in giro per l'Italia, ex-complessi industriali recuperati ed utilizzati per fare cultura si è fatto strada dentro di me un sogno, quello di rifunzionalizzare allo stesso modo una struttura del genere, come ad esempio le Fonderie Pisano presenti sul nostro territorio. Mi piace immaginare queste fonderie non più come centro di fusione del ferro ma come luogo di fusione e quindi di produzione della cultura». L'amore di Giuseppe Ariano per l'arte non arriva dalla scuola, ma dalla madre che l'ha guidato, fin da piccolo, alla scoperta delle bellezze del nostro paese. Poi arrivano gli studi di archeologia ed il master in marketing dei beni culturali a Firenze, che gli consentono, oggi, di portare all'interno dell'associazione non solo le conoscenze in campo archeologico ma anche le competenze tecniche di gestione e di organizzazione dei beni culturali. Il percorso di Giuseppe Ariano si snoda in varie esperienze di vita e di lavoro in Italia ed anche all'estero. Questo non intacca il legame profondo con il paese natio, e quando gli si presenta l'occasione di partecipare con l'associazione al bando per la gestione del museo Frac di Baronissi, la coglie con entusiasmo. È così che l'associazione inizia ad occuparsi del museo di Baronissi, forte dell'esperienza tuttora in corso di gestione del Museo archeologico provinciale di Salerno. «Attualmente la mia vita è sospesa tra Roma e Baronissi -spiega Ariano - Dal lavoro a singhiozzo che svolgo a Roma, dove purtroppo sono un precario della cultura italiana e mi occupo di promuovere il patrimonio culturale nazionale sul web e sui canali social per il Ministero dei Beni Culturali, durante il fine settimana passo a fare, tra Baronissi e Salerno, il progettista ma anche il produttore e l'allestitore per gli eventi ai due musei, che seguo in prima persona, fortunatamente coadiuvato dall'entusiasmo dei membri dell'associazione». «Un progetto a cui ultimamente sto lavorando è quello di portare il Museo Archeologico di Salerno su Google - spiega Ariano - Sto collaborando con un referente di Google Italia per poter creare una sorta di museo virtuale del Museo di Salerno, che potrà, così, essere navigabile e visibile online attraverso la piattaforma di Google. In Italia ci sono pochi musei che hanno aderito a quest'iniziativa, uno di questi è il Maxxi di Roma. Si tratta di un'iniziativa a costo zero, che vedrà gli archeologi dell'associazione impegnati anche a fare le riprese e a realizzare delle interviste che racconteranno il museo in lingua, dal momento che la piattaforma è internazionale. Tutto questo impegno, a titolo volontario, nasce dall'esigenza di andare al senso più profondo dell'arte che spesso, purtroppo, in Campania è vetrina e non contenuto. Per poter fare questo, è necessario metterci la faccia». Sia a Baronissi che a Salerno l'obiettivo è unico: rendere il museo vivo. Rivitalizzare un museo significa aprirlo non solo a manifestazioni ed eventi culturali, ma anche ad attività giornaliere, come vedere un film o prendere un thè, per le persone del posto, in modo che diventi un luogo da frequentare abitualmente. È fondamentale che il museo possa accogliere persone di ogni età, compresi i bambini. Se ne occupa, in particolare, Rosaria Vauro, archeologa specializzata nella didattica museale per bambini, che, pur non essendo originaria di Baronissi, è stata un po' adottata qui. «Al Frac abbiamo programmato -racconta Rosaria Vauro- un'offerta culturale dedicata anche ai più piccoli, con laboratori per le scuole, appuntamenti pomeridiani ed incontri speciali come la "Nanna" o i compleanni al Museo. Abbiamo deciso di proporre la "Nanna" al Frac in occasione della giornata nazionale delle famiglie al Museo, la notte tra il 3 e il 4 ottobre, ma siamo partiti molto tempo prima per poter curare ogni dettaglio: i permessi, la comunicazione, i materiali necessari. Stabilita la data, il numero di bambini e di genitori da accogliere e gli orari, piano piano abbiamo costruito l'evento, progettando attività esclusive e molto diverse dal solito. Abbiamo organizzato una speciale caccia al tesoro con torce, un laboratorio con i bimbi trasformati in piccoli architetti che hanno riprogettato alcuni luoghi della loro città ed ovviamente abbiamo preparato la colazione del mattino dopo, offerta da sponsor locali».