La Valcamonica è una sorta di «università della storia» nella quale i «pitoti» si uniscono ai resti romani e a quelli celtici. In pochi chilometri si trovano testimonianze antropiche che vanno dal Paleolitico al Medioevo. E da oggi, la valle dell'Oglio aggiungerà un altro fondamentale tassello al proprio patrimonio. Lo offrirà un paese al centro della valle, scelto non a caso dai colonizzato-ri del passato per alcune caratteristiche geografiche. Un paese che fu sede amministrativa della «Res publica camunnorum» in epoca romana. E che ospito edifici pubblici, costruzioni private, spazi per i divertimenti e per lo spettacolo. Oggi quei simboli dell'antico splendore imperiale sono ritornati alla luce. E dopo trent'anni Cividate ha riportato alla vista di tutti un patrimonio eccezionale. C'è voluto più di un quarto di secolo per concludere il percorso iniziato nel 1974, quando vennero scoperti i resti del teatro romano. Da qual momento si sono susseguiti lavori e scavi, sinergie tra gli enti comprensoriali, il Comune, la Sovrintendenza archeologica e il ministero dei Beni culturali. Trent'anni chiusi soltanto di recente con il completamento dei lavori del Parco archeologico (nel 2002). All'interno del sito trovano spazio, come detto, tutti gli elementi che hanno caratterizzato lo, splendore delle città dell'impero romano. Cividate e la Valcamonica non erano infatti una colonia come tante: divennero ben presto una realtà amministrativa a sé, controllata ma non schiacciata dalla Roma nell'età dei Flavi. E a spiccare in questo insieme di edifici romani ci sono in prima fila quelli dedicati agli spettacoli, sia per la maestosità sia per la straordinaria capacità di realizzazione, pensando che risalgono al primo secolo dopo Cristo. Poche ore ancora e queste strutture saranno lì da ammirare. Un teatro del quale è visibile un terzo del totale dell'originaria costruzione, con la «cavea» che gli architetti romani avevano fatto appoggiare sul dorso della montagna. La struttura fu realizzata utilizzando ciò che di più naturale c'era per la cultura camuno-romana dell'epoca: pietre spaccate e malta, pavimentano alcune parti con lastre di calcare. Dicevamo che non a caso Cividate fu scelto come sede dell'amministrazione romana, vista la relativa distanza dalle più importanti cave di materiale della Val di Scalve e della Valcamonica stessa. Questo rese molto più immediata la costruzione di edifici importanti. Peccato che alla fine del suo utilizzo, scemati gli splendori imperiali, la struttura sua stata depredata. Parte degli elementi che la costituivano furono riutilizzati per edificare case, oppure distrutti per produrre calce. Lo stesso discorso vale per l'anfiteatro, che ospitava gli spettacoli di grande respiro, realizzato qui come altrove per garantire una migliore visibilità agli spettatori e allo stesso tempo una grande capienza. In questi contenitori, come nel resto dell'impero, c'era spazio anche per spettacoli cruenti. E sembra che in Valcamonica si usassero per i combattimenti gli animali più pericolosi delle montagne locali: cinghiali, lupi e orsi. Proprio l'anfiteatro risulta particolarmente interessante rispetto agli altri dell'impero per via della presenza del «carcer» per le bestie feroci, ovvero di una sorta di «zoo» temporaneo che, dome detto, ospitava esemplari della fauna locale, e non i grandi animali esotici che venivano utilizzati nella stessa Roma. Chi si è occupato di riportare alla luce tutto ciò? La Cooperativa archeologica di Firenze e la cooperativa Muratori riuniti di Filo. A dirigerle lo studio di architettura Ghuiducci-Mercandelli, per la parte scientifica, con Valerla Mariotti della Spvrintendenza archeologica. I ROMANI IN VALLE La Valcamonica propone una storia particolare relativamente alla romanizzazione. Prima venne occupata e conquistata in poco tempo, poi fu strutturata come una realtà amministrativa alle dipendenze di Brescia, e successivamente ottenne la dignità di «Res publica». E agli abitanti venne concessa la cittadinanza romana. Così, la media valle, e in primo luogo Cividate, vissero un periodo di prosperità. L'economia si potenziò pur rimanendo ancorata agli stessi pilastri: l'agricoltura (piuttosto povera visto il territorio), l'artigianato e l'escavazione di materiale lapideo con la produzione di laterizi. Le testimonianze storielle raccontano che i cittadini della valle gestirono la presenza romana creando un sistema misto, nel quale univano le tradizioni locali e quelle imperiali. Fu così nella cultura, nella religione e natte abitudini. Il tutto fino al quinto secolo dopo Cristo, quando il territorio venne evangelizzato. . Tornando a Cividate, fu scelta come sede per l'ubicazione geografica particolarmente favorevole: vicina alle due principali vie commerciali e di comunicazione (verso Bergamo e verso Brescia), attraversata da un imponente corso d'acqua, protetta dalle montagne e allo stesso tempo fornita di ter-ritori pianeggianti. Infine alcune curiosità: il foro trovava spazio dove oggi sorge piazza Fiamme Verdi; in via Tovini si è scoperto invece un luogo di culto privato seminterrato. Due le necropoli: una nell'attuale via Piana e una in via Marconi.
Teatro e anfiteatro: gioielli in piccola scala che rimandano allo splendore dell'impero
La Valcamonica è una regione storica che ospita una vasta gamma di testimonianze antropiche, dalle epoche paleolitica al Medioevo. Un nuovo paese, Cividate, al centro della valle, è stato scelto come sede amministrativa della Res publica camunnorum in epoca romana. Il paese ospita edifici pubblici, costruzioni private, spazi per lo spettacolo e altri simboli dell'antico splendore imperiale. I lavori di scavo e restauro sono stati condotti per trent'anni, con la partecipazione di enti comprensoriali, il Comune, la Sovrintendenza archeologica e il ministero dei Beni culturali.
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Bene culturale
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