Chiuse dal 1990 le sale con i cimeli del nostro Risorgimento Il materiale esposto è visibile solo sulle pagine di un libro Chi nel 2010 bussava alla porta del Museo del Risorgimento di Modena per cercare i documenti dell'epoca in cui si costruiva l'Unità d'Italia, trovava solo un gentile signore che spiegava l'inspiegabile. Ovvero che il museo in questione non era più ospitato in quei locali dal 1990. In compenso negli stessi locali era stata provvisoriamente collocata la sede degli uffici del Festival della Filosofia. In breve. A un quarto di secolo dalla chiusura "provvisoria e temporanea" il museo modenese che custodisce le glorie dell'epoca di Cavour e Garibaldi resta chiuso, nè il 150 anniversario dell'Unità è servito a riaprirlo. In compenso c'è un magnifico volume curato dall'IBC (Istituto dei Beni Culturali) dell'Emilia Romagna e dal Museo Civico d'Arte di Modena, ricchissimo di fotografie e con testi accurati, dettagliati e scritto per il grande pubblico. Ovvero un libro magnifico per un museo di fatto inesistente, una guida completa di oggetti invisibili. "Il Museo del Risorgimento di Modena" (pp. 308, euro 40,00) è un vero e proprio catalogo illustrato, arricchito dall'introduzione di Francesca Piccinini e da diversi saggi sulla costituzione del museo, firmati da Roberto Cea, Roberta Russo, Cristina Dieghi e Federica Collorafi. Il museo viene presentato nelle sue diverse sfaccettature, dall'istituzione nel 1884 all'allestimento nel 1894 in una sala al terzo piano del Palazzo dei Musei. Fu inaugurato nel 1896 per poi essere trasferito nella sede al piano terra nel 1924. Proprio la retorica del Ventennio portò a nuove acquisizioni con la creazione di una sezione sul fascismo nel 1937. Il percorso era quello di un museo di fine ottocento e raccontava la partecipazione dei modenesi al Risorgimento e alle vicende dell'Italia Unita, comprese la Prima Guerra Mondiale e le guerre coloniali. Negli anni Sessanta l'allestimento era stato riportato entro i confini temporali del 1796-1918. Nel solco dei musei otto-novecenteschi l'allestimento modenese raggruppava 2.200 tra cimeli, opere d'arte, armi, vessilli tra cui la camicia di Ciro Menotti e l'alta uniforme del marchese Tacoli, capo delle Guardie Nobili d'Onore Estensi. Importanti anche i documenti e i volumi in archivio e in biblioteca. Nel 1990 la chiusura ebbe come pretesto un allestimento poco moderno e che andava rifatto. Ma dopo 25 anni non è cambiato nulla: chissà se l'anno prossimo, quando Modena compirà 2.200 anni, potremo toccare con mano ciò che oggi possiamo ammirare solo nel bel volume edito da Bononia University Press. Già Italia Nostra nel 2011 aveva stigmatizzato la contraddizione di un museo del Risorgimento chiuso, appoggiando l'Istituto Storico del Risorgimento che a più riprese, anche nelle settimane scorse, ha fatto proposte per garantirne la riapertura e il buon funzionamento. Gabriele Sorrentino