Nello stesso momento in cui la Regione alle corde decideva la chiusura dei suoi musei e dei siti archeologici nei giorni festivi, rischiando un clamoroso flop nella settimana di Pasqua per la mancanza degli 800 mila euro necessari a coprire lo straordinario dei custodi, la stessa Regione annunciava la realizzazione di un sofisticato progetto: l'illustrazione degli itinerari culturali sottomarini attraverso computer subacquei. Per raccontare ai visitatori-diver rovine, relitti e percorsi accostando lo strumento a un'apposita boa. Costo degli itinerari subacquei: 650 mila euro, 100 mila dei quali per i soli computer. Tutti già pronti e funzionanti. È un paradosso per nulla inverosimile, in un'amministrazione elefantiaca come la Regione Siciliana, in cui può regolarmente accade che la mano destra non sa cosa fa la sinistra e viceversa. Ma a portare questo caso ai limiti dell'assurdità è il fatto che i soldi sia per lo straordinario nei musei, sia per gli itinerari sub fanno capo al medesimo dipartimento, quello dei Beni culturali. Che così, mentre per mano del dirigente generale Gaetano Pennino dispone per iscritto una figuraccia planetaria, che avrebbe provocato disagio e sorpresa a migliaia di turisti se non si fosse riusciti a porre rimedio almeno temporaneamente, per mano di un altro suo dirigente, il Soprintendente del mare Sebastiano Tusa (che, vale la pena ricordare, era tra quanti sono accorsi a riabbracciare l'ex governatore Cuffaro alla presentazione del suo libro, lo scorso 14 marzo), mette invece a segno un progetto sofisticato, ambizioso, destinato alla ristretta nicchia di amanti dell'archeologia sub, il cui costo sfiora la cifra che consentirebbe di tenere aperti i musei la domenica e i festivi per un intero anno. Ci si può stupire, ma questo è quanto accade nella stessa Regione che ha "aperto al pubblico" il Villino Florio di Ernesto Basile, l'inverno scorso, dopo dieci anni di restauri e una spesa di altrettanti milioni: una "apertura" che va dalle 9.30 alle 13.30 dal lunedì al sabato, orari cioè in cui normalmente si lavora o si va a scuola, e una sola domenica mattina al mese (per giunta per disposizione dello Stato). Il risultato è che questo capolavoro del Liberty, la cui storia è emblematica per la città, è praticamente negato alla maggioranza del pubblico. Nel caso dei computer subacquei però c'è di più. Perché tutto nasce da un finanziamento europeo, il cosiddetto "Poin Attrattori culturali", da cui la Regione dovrebbe incassare qualcosa come 15 milioni di euro da destinare alla valorizzazione del suo patrimonio culturale. Con quali iniziative? Poco più di un milione a progetto richiesti per finanziare l'Ecomuseo del Calatino, la riqualificazione di Palazzo Riso e di Palazzo Abatellis e il recupero dell'anfiteatro di Siracusa; duecentomila euro per illuminare gli "attrattori del polo museale di Palermo"; 537 mila euro per la "promozione degli attrattori culturali, storico-artistici, naturali e antropologici della Sicilia"; 78 mila euro per promuovere il turismo enogastronomico. Chi sa a che punto sono arrivati questi progetti che avrebbero dovuto teoricamente concludersi nell'arco di tempo tra il 2007 e il 2013? E non solo: il programma è la medesima cornucopia da cui dovrebbero saltare fuori i 238 mila euro destinati alla "valorizzazione e promozione del patrimonio siciliano inserito nella World Heritage List Unesco": cioè i soldi necessari per far riconoscere all'ignaro turista quei dieci siti tra Palermo, Monreale e Cefalù inseriti dallo scorso luglio nel Patrimonio dell'umanità che oggi non si distinguono dagli altri gioielli d'arte, anche per il complessivo stato di abbandono in cui sono stati lasciati dopo l'exploit iniziale. Non un cartello, non un pieghevole, non un depliant che illustri questo itinerario a quasi un anno di distanza dalla prestigiosa nomination. Così come di questo progetto di "valorizzazione e promozione" sui monumenti Unesco non c'è traccia. Eppure dovrebbe trattarsi di qualcosa di assai più semplice oltre che doverosamente necessario dell'allestimento di itinerari subacquei, come quelli che guidano alla scoperta di rovine e relitti nel mare siciliano. Dunque, mentre la Sicilia del turismo di massa (che, ricordiamolo, può contare su oltre 4 milioni di presenze all'anno) non è in grado di far riconoscere un suo monumento tutelato dalle Nazioni Unite da un altro, mentre con l'estate alle porte su siti e musei grava l'incognita sulle aperture festive (il blocco della circolare disposto dall'assessore Vermiglio è solo temporaneo), un'altra Sicilia, quella della Soprintendenza del Mare, vola in Kenya in missione ufficiale a raccontare come si fa a tutelare e valorizzare l'archeologia subacquea. È un paradosso tollerabile nell'Isola che sfruttando un trito ma più che vero luogo comune del suo turismo dovrebbe vivere? Puntare (e vincere) su qualche decina di turisti specializzati mentre la stragrande maggioranza dei visitatori rischia di trovarsi davanti a un cancello inspiegabilmente chiuso, è come minimo un insulto al buonsenso. E, con buona pace di tutte le long list e le short list di esperti chiamati dalla Regione a collaborare alla redazione dei progetti europei, è il sintomo di una capacità amministrativa schizofrenica, distribuita a macchia di leopardo, che più che mai si rivela il problema centrale di questo e di altri precedenti governi siciliani.