Venezia blindata oggi per le iniziative in commemorazione dei cinquecento anni del Ghetto: forze dell'ordine, agenti del Mossad. In laguna i grandi rappresentanti delle comunità ebraiche, il ministro Maria Elena Boschi e la presidente della Camera Laura Boldrini. VENEZIA. Sono a Venezia da alcuni giorni, arrivati da Tel Aviv con il compito di fornire un servizio di intelligence aggiuntivo a quello disposto dal governo italiano e dalla questura veneziana. Hanno studiato tutti i percorsi, gli spazi e le calli che attraverseranno i principali rappresentanti internazionali della comunità ebraica. Sono gli agenti del Mossad, l'istituto dei servizi segreti israeliani, e presenzieranno in borghese a tutte le attività di oggi, per i 500 anni del Ghetto di Venezia. Nei giorni scorsi il Mossad ha collaborato con la Digos per avere in poco tempo la massima confidenza con i luoghi in cui si celebrerà l'inaugurazione del cinquecentenario del Ghetto, il più antico al mondo. In questo modo gli agenti potranno seguire da vicino gli spostamenti di Ron Lauder, presidente del congresso mondiale ebraico, di Moshè Kantor, presidente del congresso europeo, e Renzo Gattegna, presidente delle comunità ebraiche italiane. Saranno loro tre i principali ospiti alla giornata inaugurale che troverà il suo momento clou nel concerto alla Fenice. Tra le autorità hanno confermato la loro presenza la presidente della Camera Laura Boldrini e il ministro Maria Elena Boschi, che parteciperanno a una visita nel primo pomeriggio in attesa del concerto, e l'ex sovrintendente Renata Codello, che farà le veci del ministro ai Beni culturali Dario Franceschini. Il dispositivo di sicurezza previsto dal questore Angelo Sanna e dal prefetto Domenico Cuttaia è quello adottato per le occasioni di massima delicatezza. Più o meno lo stesso utilizzato anche venti giorni fa per il summit a palazzo Ducale tra il premier Matteo Renzi e il presidente francese François Hollande e per i funerali in piazza San Marco di Valeria Solesin. In tutto verranno impiegati circa 400 uomini tra polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale. Molti di questi sono arrivati in supporto dal ministero, direttamente dai contingenti vicini, come richiesto dal prefetto per non privare la città dei quotidiani servizi di vigilanza. In aeroporto, porto e stazione ferroviaria ci sarà un vero e proprio cordone di sicurezza, per poter avere il più totale controllo ai varchi della città. Misure straordinarie che passano anche per il Comune, che ieri ha emanato un'ordinanza per vietare la navigazione in alcune zone specifiche dalle 14 in poi. Non si potrà navigare appunto in rio dell'Alboro-Ostreghe, dal Canal Grande fino allo sbocco nel bacinetto della Fenice, e in rio delle Veste, dall'incrocio con il rio dei Barcaroli, compreso il bacinetto della Fenice. Saranno inoltre sospese le rive pubbliche e i servizi di carico-scarico e stazionamento gondole presenti all'interno di quest'area. Altra «zona rossa» sarà l'area di campo San Fantin: qui potrà entare solo chi si presenterà con l'invito o il lasciapassare della prefettura. Ogni calle avrà il suo «posto di blocco». Massima attenzione per un evento della massima portata. «Il cinquecentenario sarà un'occasione per combattere l'antisemitismo e il negazionismo di oggi», avevano ricordato nei giorni scorsi il governatore Luca Zaia e il sindaco Luigi Brugnaro. Perché il Ghetto di Venezia, in tutto e per tutto, è un simbolo. Un simbolo di come un popolo segregato in un'area della città, per volere del doge Loredan, sia poi riuscito a trasformarsi in un modello di integrazione e melting pot di culture differenti. Il ghetto, nei secoli, ha accolto i migranti di ogni generazione e peregrinazione, diventando così un punto di incontro per ebrei tedeschi, italiani e levantini. I residenti ebrei del ghetto sono attualmente una trentina, ma più di 500 risultano gli iscritti alla Comunità ebraica. Un'evoluzione ben descritta dal rabbino capo di Venezia, Scialom Bahbout, alla presentazione dei festeggiamenti: «Il carattere costruttivo del popolo ebraico ha fatto sì che esso non si perdesse mai d'animo trasformando il Ghetto in un'opportunità creativa, di studio e di sviluppo religioso e culturale. Gli Ebrei hanno e tengono alla propria identità. L'Europa che è divisa e manca di un'identità di valori comuni potrebbe trarne insegnamento».