Il progetto Memoria di massa presentato da Renato Rinaldi in redazione. E forse in futuro la figura professionale prevederà un corso di laurea UDINE. Quando pensiamo alla parola "beni culturali" ci vengono normalmente in mente monumenti, musei, quadri, documenti ecc. Questo poteva essere vero fino a qualche decennio fa, ma non lo è più al giorno d'oggi in quanto la definizione di "beni culturali" si è notevolmente allargata ed ha assorbito anche diversi altri elementi, come le memorie personali dei comuni cittadini (foto, lettere, messaggi) che in futuro saranno fondamentali per capire come si viveva nella nostra epoca. Fino a qualche decennio fa tali memorie erano in gran parte materiali , in quanto lettere, fotografie e documenti erano quasi sempre su carta oppure su altri materiali fisici. L'avanzare della tecnologia negli ultimi vent'anni ha invece fatto sì che oggi gran parte delle nostre memorie siano immateriali. E noi siamo soliti credere che le memorie digitali durino molto più a lungo degli oggetti fisici. Ma ne siamo così sicuri? A ben vedere, risulta proprio il contrario: un foglio di carta può restare intatto centinaia di anni; una memoria digitale può durare al massimo dieci anni, per poi divenire irrimediabilmente obsoleta. Ne sono un ottimo esempio i floppy disc, un tempo usatissimi ed ora assolutamente inutilizzabili, perciò inutili. I dati all'interno sono perfettamente intatti, ma non possono essere letti: pertanto è come se non ci fossero. "Memorie di massa" è il nome del progetto di Andrea Collavino e Renato Rinaldi presentato recentemente alla nostra redazione. Realizzato da Cineteca del Friuli e Associazione Lenghis dal Drac, in collaborazione con Radio Rai, con l'Ipac Fvg e la Biblioteca Guarneriana (patrocinio di Regione e Università di Udine, sostegno della Fondazione Crup e della Fondazione Antonveneta) si propone di sensibilizzare le giovani generazioni in particolare sul mantenimento delle memorie digitali cui viene oggi affidato tutto il patrimonio di testi, immagini, film. Convegni, documentari, incontri a scuola si sono susseguiti negli scorsi mesi e proseguiranno fino a maggio. Per info www.memoriadimassa.org. Proprio le problematiche legate al recupero ed alla conservazione dei dati immateriali hanno portato alla nascita degli archeologi digitali, che si occupano di recuperare i documenti digitali del passato e riconvertirli nei formati attuali. Si tratta in gran parte di appassionati che hanno cominciato la loro carriera "archeologica" quasi per caso; tuttavia, dato che i dati digitali sono in costante aumento, è assai probabile che in un futuro nemmeno troppo lontano l'archeologia digitale diventi una vera e propria professione, a cui verrà dedicato probabilmente anche un apposito corso di laurea.
Conservare beni immateriali: ecco gli archeologi digitali
Il progetto "Memoria di massa" di Andrea Collavino e Renato Rinaldi si propone di sensibilizzare le giovani generazioni sul mantenimento delle memorie digitali. La definizione di "beni culturali" si è allargata e include ora anche le memorie personali dei comuni cittadini. Le memorie digitali sono immateriali e possono durare solo dieci anni, mentre gli oggetti fisici possono durare centinaia di anni. Il progetto include convegni, documentari e incontri a scuola per sensibilizzare le giovani generazioni. Gli archeologi digitali si occupano di recuperare i documenti digitali del passato e riconvertirli nei formati attuali.
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Bene culturale
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