La Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria che vedeva sul banco degli imputati il dirigente comunale Maurizio Tani per la vicenda delle case costruite nelle serre di San Macario. E l'ha fatto confermando in piena la sentenza di appello, che aveva deciso l'assoluzione di Tani dall'accusa di abuso di ufficio. La vicenda era arrivata fino al terzo grado di giudizio a causa del ricorso presentato da Alessandro Terigi, l'imprenditore che si era visto negato il rilascio di un permesso a costruire. In primo grado, infatti, il giudice del tribunale di Lucca aveva condannato Tani a un anno e due mesi (pena sospesa), prevedendo anche il pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 30.000 euro a favore di Terigi. L'architetto Tani, assistito dagli avvocati Enrico Marzaduri e Carlo Di Bugno, aveva sempre sostenuto la bontà e la correttezza del proprio comportamento, si riguardo al permesso a costruire negato a Terigi, sia riguardo a quello concesso alla Imital di Fontanini. Tutto era nato a luglio del 2006, con il rilascio di due concessioni edilizie per la costruzione di 32 appartamenti in 6 palazzine al posto delle ex serre Casula, secondo una procedura prevista dal regolamento urbanistico in vigore. La società, poi, aveva richiesto di modificare il progetto, per costruire 27 appartamenti. A gennaio 2008, secondo l'accusa, i momenti cruciali. Il 25 gennaio, mentre Imital è in attesa di poter ritirare la nuova concessione edilizia in sostituzione di quella del 2006, viene convocato il consiglio comunale per approvare una variante al regolamento urbanistico che avrebbe bloccato la trasformazione delle serre in abitazioni. La seduta salta per mancanza del numero legale (fatto mancare dalla maggioranza di centrodestra) ed è aggiornata al lunedì successivo, 28 gennaio. Lunedì 28 gennaio, la mattina, il Comune rilascia la concessione bis alla Imital sostenendo di non aver ricevuto alcun diniego dalla Sovrintendenza. A quel punto esplode il caso: la Sovrintendenza annuncia di aver protocollato il decreto di annullamento del permesso a costruire perché in contrasto con le norme paesaggistiche, il 25 gennaio. Gli uffici comunali sostengono che ai fini del diniego fa fede la data di ricevimento (il 30 gennaio) dell'atto e non quella di emissione. LEttura bocciata dal consulente del Comune, l'avvocato Giuseppe Stancanelli. Il 1 marzo viene quindi firmata firmata l'ordinanza di sospensione dei lavori. Il 22 marzo Imital rinuncia al permesso a costruire ottenuto il 28 gennaio e il 12 aprile riprende i lavori. Secondo il dirigente all'edilizia, la società può continuare a costruire in base al primo permesso, visto che con quello del 2008 non ha ancora realizzato «opere essenziali». Una tesi contestata, attraverso l'abuso di ufficio, dalla procura. Alla fine, però, appello e Cassazione hanno dato ragione a Tani.