FARE pagare la visita ai Girolamini è stato un errore. La buona fede del Fai è, ovviamente, fuori discussione, ma non funziona affatto né l'idea di calmierare gli ingressi con il filtro del pedaggio (cioè, di fatto, per censo), né quella di usare un monumento ancora sanguinante come volano per aumentare le iscrizioni ad un'associazione privata, ancorché benemerita. E le proteste sul web per la richiesta di 39 euro (la quota associativa) hanno un loro fondamento. Il rischio è che passi un messaggio che, specie in Campania, può essere pericoloso: e cioè che anche i soldi fanno la differenza anche nell'accesso al patrimonio culturale. E non mancano segnali, ben più corposi e gravi, in questa direzione L'uso commerciale di Pompei è in questi giorni sotto i riflettori internazionali. Mentre la Corte dei Conti della Campania si occupa dei milioni improvvidamente spesi dall'allora commissario Marcello Fiori per trasformare il Teatro Grande di Pompei in una sorta di moderno palasport (con gravi danni, in parte permanenti), è ora la volta dell'Anfiteatro, che diventa una location per eventi musicali dal carattere spiccatamente commerciale, e dal biglietto assai elevato. Per sentire David Gilmour il 7 e l'8 luglio si dovranno pagare 300 euro più la prevendita, per ascoltare Elton John il 12 luglio se ne pagheranno dai 172,50 ai 355 euro, più la prevendita. Il ministro Dario Franceschini ha sobriamente commentato che «quarantacinque anni dopo il leggendario Live At Pompeii, David Gilmour torna a suonare in uno scenario di fascino e bellezza unico al mondo. Con lui il mito dei Pink Floyd rivive a Pompei. Sarà un concerto imperdibile». Lasciamo perdere le questioni di filologia del rock (vendere l'evento come una resurrezione dei Pink Floyd è perlomeno un'acrobazia da imbonitori): il punto è che, financo nelle parole del ministro, Pompei viene ridotta a «scenario», a cornice, a location: una location di lusso, una location per ricchi. Il paradigma culturale è quello della cena di Renzi a Ponte Vecchio a Firenze o del progetto di rifare l'arena al Colosseo voluto dallo stesso Franceschini: cioè il modo più efficace per mandare un messaggio opposto a quello del progetto costituzionale, che vuole il patrimonio come un luogo inclusivo, aperto, non discriminante in base al censo. Un luogo che produce conoscenza, non intrattenimento. Dove entriamo da cittadini, non da pubblico pagante. Il soprintendente Massimo Osanna ha aggiunto che «Il ritorno di Gilmour a Pompei è un evento straordinario che la Soprintendenza e il ministero hanno fortemente voluto. Pompei, mai come ora nel pieno della sua rinascita, è pronta ad accogliere questo grande artista». E, davvero, si vorrebbe una maggior distanza tra il marketing politico del ministro, e il discorso pubblico di chi ha la responsabilità scientifica di Pompei. Infine, Caserta. Uno scivolone comunicativo dei sindacati e l'abilità mediatica di Renzi hanno trasformato il direttore Mauro Felicori in una specie di eroe del web: con il prevedibile risultato che nessuno l'ha poi letta, quella nota sindacale. Ma quando vi si apprende che «l'organizzazione degli eventi negli spazi del Monumento disattende le procedure previste per legge» e che «tali ambienti sono stati concessi a titolo gratuito distraendo il personale dal servizio istituzionale per utilizzarlo a servizio di terzi, con al conseguente riduzione degli spazi di fruizione, riducendo la tutela e la sicurezza del museo »: ebbene vorrei una spiegazione che rinunci, almeno per un attimo, al topos del direttore stakanovista emiliano finito tra custodi meridionali fannulloni. Dario Franceschini ha approfittato della situazione per dire che «mi piacerebbe che andaste a rileggere le critiche che mi sono state fatte quando ho scelto Felicori, secondo le quali era grave che a Caserta non ci andasse uno storico dell'arte ». Io continuo a pensare che sia stato un grave errore: in tutto il mondo i musei d'arte sono diretti da storici dell'arte. A meno che non ne vogliamo fare delle locations pubbliche per il lusso privato.
CHE ERRORE FAR PAGARE LA VISITA AI GIROLAMINI
Il Fondo Ambiente Italiano (Fai) ha deciso di pagare 39 euro per visitare i Girolamini a Napoli, ma il ministro Dario Franceschini ha criticato questa decisione, affermando che il patrimonio culturale non dovrebbe essere accessibile solo a chi ha i soldi. Il ministro ha anche criticato l'uso commerciale di Pompei come location per eventi musicali, affermando che il paradigma culturale dovrebbe essere quello della conoscenza, non dell'intrattenimento. Il direttore del Fai, Massimo Osanna, ha risposto che il ritorno di David Gilmour a Pompei è un evento straordinario e che la Soprintendenza e il ministero hanno voluto che accadesse.
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