Diventerà il tassello più importante di un grande Parco archeologico da attrezzare nell'area Nord del Vesuvio, la cosiddetta Villa di Augusto, a Somma Vesuviana. Di più. Quando lo scavo sarà completato e la struttura sarà stata riportata interamente alla luce, la costruzione sfiderà Pompei e le sue case richiamando turisti da ogni angolo di mondo e principalmente dal Giappone. Parola di Masanori Aoyagi, coordinatore della missione di scavo e archeologo di caratura mondiale (è capo del Comitato culturale dell'Unesco per il Giappone e ha ricoperto le cariche di Rettore dell'Università di Tokio e preside nella facoltà di Lettere) che dell'importanza e del futuro del complesso ha parlato ieri a Castel dell'Ovo nel corso di una conferenza a cui hanno preso parte, tra gli altri, l'ambasciatore presso la Santa Sede, Kanou, i responsabili della Jal italiana, Japan air lines, la compagnia di bandiera giapponese e rappresentanti parigini della Jal family club. Nel corso dell'incontro napoletano Salvio Corcione, ovvero "mister cornicello", promotore dell'operazione-simpatia per la città di Partenope, ha consegnata al professor Aoyagi una targa in argento e un cornetto di corallo rosso a testimonianza dell'impegno profuso dall'archeologo nella promozione dell'immagine di Napoli e dei suoi tesori in Giappone, peraltro una terra gemella per la presenza del vulcano Fujiama, il "Vesuvio giapponese". «La visita allo scavo di questi manager - spiega Aoyagi, qualche ora dopo sul luogo delle indagini per mostrare quanto riportato alla luce - non è un caso: la villa sarà uno dei pezzi forti della grande mostra "Storie da un'eruzione" che l'anno prossimo girerà il Giappone. La cosa importante è che a Tokio tutti ormai conoscono l'edificio di Somma Vesuviana: è stato fortemente pubblicizzato attraverso la televisione e i giornali, e sono in tanti che ci chiedono di poterlo visitare, anche perché abbiamo recuperato elementi di valore unico». Attraverso l'indagine (finanziata dal ministero della Pubblica istruzione nipponica) che è in corso gia da tre anni in partenariato con la «Federico II» e l'Istituto universitario Suor Orsola Benincasa, e sotto la supervisione della Soprintendenza archeologica, sono stati difatti riportati alla luce il timpano di una grande Basilica dedicata a un dio (ancora da identificare), visto che al centro dell'architettura, in stucco, si nota una corona a rilievo, e un grande peristilio con un colonnato. Quest'ultimo, ancora da recuperare completamente (viene stimato alto circa sette metri) ha le singole colonne sormontate da capitelli corinzii, ottenute lavorando un unico blocco di materiale proveniente da una cava africana fatta aprire da Settimio Severo nel II secolo d.C. Ancora, è stata ritrovata la strada in basoli vesuviani che girava attorno alla villa e recuperato il mosaico che ornava il calpestio dell'ambiente posto tra il peristilio e l'ingresso ad archi della costruzione. L'impianto musivo, a tessere quadrate, bianche e nere, di circa due centimetri di lato, risale al III secolo a.C. E poi, l'anno scorso, il recupero dei due, per così dire, pezzi forti, una peplofora (portatrice di peplo, un mantello caratteristico) la cui veste conserva ancora tracce di colore amaranto e un Dioniso di marmo assolutamente unico. Nel primo caso, la figura femminile dovette in antico essere impreziosita sia con un diadema che attraverso l'uso di fibule, poste sul marmo, all'estremità dell'abito, e sulle spalle, che di orecchini. Per quel che riguarda il Dioniso, invece si tratta di una figura unica perché presenta la caratteristica inusuale di un dio che accoglie un cucciolo di pantera tra le braccia invece di averlo come al solito, accosciato ai piedi. Le due statue sono tra le più ammirate all'Expo universale di Aichi, in Giappone. «Proprio perché tutti questi reperti sono stati conosciuti dal grande pubblico - ha sottolineato Aoyagi - adesso la villa gode di una enorme pubblicità e tutti vogliono vederla. Ora la ricostruiremo anche virtualmente e faremo in modo che diventi uno dei siti preferiti dai giapponesi nei loro tour in Campania».