Da Venezia a Padova, il nostro test tra i siti artistici. Sul campanile di San Marco? Si sale senza verifiche. «I metal detector costano» VENEZIA. Niente metal detector nè controlli speciali per entrare nei musei del Veneto. A partire da quelli di Venezia, nonostante sia considerata dal ministero dell'Interno una delle venti città ad alto rischio di attacco terroristico. Per rendersene conto ci è bastato fare un giro dei poli più significativi, partendo dal piccolo ascensore che porta in cima al campanile di San Marco, per ammirare una delle viste più belle sulla città. Ci vuole anche un'ora in questi giorni di vacanza per arrivarci. Una lunga coda si ammassa davanti alle porte dell'ascensore. Jade, australiana, è entusiasta della visita e supera il tornello dell'uscita con la sua piccola borsa. «Le hanno fatto controlli di sicurezza all'entrata?», domandiamo. «No, non ho visto nessuno, abbiamo preso l'ascensore e siamo saliti», risponde guardando il marito. All'ingresso del campanile non ci sono telecamere, né metal detector, né guardie giurate. Gli scarsi controlli di sicurezza del campanile di San Marco non sono un caso isolato: in quasi tutti i musei per entrare è sufficiente depositare gli zaini e le borse ingombranti al guardaroba. Vale per il campanile e anche per la basilica di San Marco, uno dei santuari più visitati al mondo. «Facciamo entrare la gente sulla fiducia, non siamo armati e non abbiamo nessuna autorità per aprire borse o fare controlli di altro tipo racconta un usciere . Le borsette da signora le facciamo entrare e a volte, a discrezione di chi è alla porta, entrano anche i piccoli zaini, perché lo spazio della chiesa di San Basso che usiamo come deposito è piccolo e non ci sta tutto». Un collega aggiunge: «Abbiamo paura a lavorare così, specialmente di questi tempi». Giovedì mattina è scattato l'allarme bomba nel vicino Palazzo Ducale, ma le misure di sicurezza di basilica e campanile sono sempre le stesse. «Il divieto di inserire zaini è stato introdotto all'indomani degli attentati di Parigi spiega il primo procuratore di San Marco, Carlo Alberto Tesserin . A breve installeremo i tornelli, per contare quanta gente entra in chiesa e nel campanile, e le telecamere». Lo scorso dicembre, un mese dopo il secondo attacco a Parigi, la prefettura di Venezia aveva disposto nuove misure per i musei: metal detector portatili, vigilanza privata per eventi culturali e mostre con grande afflusso, implementazione degli impianti di videosorveglianza e un nuovo decalogo per trattare borse e zaini. In pochi però si sono adeguati. Metal detector portatili e guardie giurate sono arrivati mercoledì a Palazzo Ducale e al Museo Correr, i due musei principali della Fondazione Musei Civici, all'indomani degli attentati di Bruxelles. Nei due musei si entra solo dopo aver passato i controlli di sicurezza, con guardie giurate armate che controllano uno a uno gli ingressi aprendo le borse e passando metal detector portatili. Nei musei relativamente minori della fondazione, come a Ca' Rezzonico, l'unico controllo è quello della validità dei biglietti, unito all'obbligo di depositare le borse. Niente metal detector né guardie armate nei musei del Polo Museale, solo all'ingresso vengono fatte depositare in guardaroba le borse più voluminose. Succede alle Gallerie dell'Accademia e alla Ca' D'Oro, dove ci si limita a verificare i biglietti, ma dei metal detector non c'è nemmeno l'ombra. «Devono ancora arrivare spiega Paola Marini, direttrice delle Gallerie un mese fa abbiamo fatto domanda al ministero. Quando arriveranno saranno usati dal nostro personale, che formeremo, ma niente guardie giurate». Tra i privati la più virtuosa è la Fondazione Querini. Spiega la direttrice Marigusta Lazzari: «Abbiamo il metal detector e la guardia giurata, come aveva sollecitato a fare la prefettura, ma facciamo fatica a sostenere quella che per noi è una spesa importante». Guggenheim e Fondazione Pinault (quest'ultima riaprirà solo in aprile) finora sono un passo indietro. Non si entra con gli zaini, ma guardie armate e metal detector ancora non ci sono. Analoga la situazione a Verona. Dall'Arena alla Casa di Giulietta, passando per il museo di Castelvecchio, non sono attivi né vigilantes, né dispositivi cercametalli. Pure gli zaini, anche quando vengono fatti riporre nel guardaroba, non sono sottoposti a controlli. Anche alla mostra «Il post-impressionismo in Europa», allestita alla Gran Guardia e sempre affollata, si accede dopo aver sistemato sacchetti e zaini negli armadietti. C'è una guardia giurata, ma interviene solo in casi di individui sospetti, a sua discrezione. A Padova è blindata solo la basilica di Sant'Antonio: giorno e notte camionette dell'esercito e dei carabinieri, gazzelle dell'Arma e volanti della polizia sono in presidio fisso, mentre soldati col mitra spianato e agenti stanno nel sagrato o appena fuori. Durante le celebrazioni poliziotti in borghese si mischiano ai fedeli, ma il rettore del Santo, padre Enzo Poiana, ha detto no ai metal detector. Alla Cappella degli Scrovegni e ai Musei Eremitani non c'è una vigilanza fissa, solo una pattuglia «dinamica» della polizia. Niente forze dell'ordine nè guardie giurate o tornelli nemmeno a Palazzo Zabarella e a Palazzo Zuckermann, spazi espositivi.
Veneto. Musei, i controlli non ci sono. Gli usceri: Abbiamo paura, la gente entra sulla fiducia
Il campanile di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia. La basilica di San Marco a Venezia.
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