Ecco pare che ci sia un nuovo inizio. La «cultura» nella nostra città conoscerà i suoi nuovi tutori? Nel caso fosse proprio così, la mia abitudine ad esprimere opinioni, benché spesso «vox clamantis in deserto», ossia inutilmente fastidiosa, annota alcune considerazioni. Due anni fa, proprio su questo giornale, il presidente uscente ed entrante di Brescia Musei aveva proposto alla città gli «Stati Generali» della cultura. Uscivamo da una stagione disastrata da comportamenti un poco delittuosi che avevano annullato ogni giudizio nel merito delle cose realizzate. Quella proposta che ricordava l'inizio di quella novità culturale e politica, sono trascorsi più di duecento anni, che divenne la «Rivoluzione francese», indubbiamente illuminava le attese e poneva tutti nella condizione di doversi misurare offrendo idee e proposte piuttosto che rimproveri e lamentele. E soprattutto offriva un coinvolgimento di tutti nella sola ricchezza delle opinioni che ognuno avrebbe potuto liberamente consegnare. Addirittura manifestando grande disponibilità e usando dotta conoscenza della lingua francese gli «États généraux» divenivano «États généreux». L'aggettivo «generali» veniva trasformato, sostituendo una vocale, in «generosi». Nulla si è visto nell'ascoltare e nel confrontarsi, ma nemmeno nulla si è visto del tanto benvolere generoso. Ma il benvolere era un privilegio che potevano permettersi i ricchi ed i nobili. Oggi quella affermazione potrà finalmente apprezzarsi. Abbiamo la benevolenza. Abbiamo un Consiglio della Fondazione Brescia Musei che, così fosse, appare nominato per censo e per contiguità ai luoghi che contano. Nulla contro le persone, ma indubbiamente la scelta politica che si è proposta è nella direzione di riconoscere alla capacità economica e di «relazione» il compito di condurre i destini del patrimonio culturale cittadino. La prima uscita pubblica, insieme prima del voto decisivo, degli attuali vertici dell'Amministrazione cittadina è stata nella mia galleria proprio per suggerire indirizzi e motivi al nuovo corso della vita culturale della città. E le parole contenevano verità diverse nell'accentuare il bisogno dell'ascolto e del coinvolgimento. Non si tratta oggi di proporre una polemica astratta sul nulla, si tratta di rilevare come concrete proposte sia riguardo all'organizzazione e sia riguardo ai contenuti appaiono disattese, si tratta di segnalare una interpretazione diversa dell'amministrazione. La scelta di merito che è stata presa da chi ne ha le responsabilità è di tutta evidenza pienamente legittima, ma nello stesso tempo lo è evidenziare i propri dubbi. Credo si debbano valorizzare i tanti che non hanno voce nella storia del potere. Non si tratta di una rivendicazione al contrario di appartenenza ad una classe sociale. Andavano coinvolti i tanti piccoli, ma importanti, operatori della cultura che insieme offrono con le loro esperienze e con il loro essere nella città quotidiana, idee e innumerevoli occasioni importanti e determinanti. Sempre su questo giornale un intelligente articolo ricordava il passato di una mostra con protagonisti che si ripropongono oggi, quella sui disegni di Christo, il cui successo fu inesistente. Oggi, visto l'evento che la origina sul Lago di Iseo, sarà un successo. Ma si ricordava per sollecitare quel diffuso conoscere che è necessario alla nostra città, diffuso conoscere che può esprimersi, per essere realizzato, attraverso la rappresentanza delle idee, ma anche delle persone. Brescia è una miniera di bellezza artistica che valorizzata con sagacia potrebbe e dovrebbe consentire a tutti di sfruttare per tutti il bene ed il bello. Speriamo comunque che con le grandi cose dell'arte, anche i piccoli importanti uomini che operano per la cultura, siano considerati tutti una opportunità per la nostra città. Ecco fiduciosi speriamo nel benvolere.