Ci voleva una Onlus, seppure aristocratica come l'Accademia Adrianea di Architettura e Archeologia, e l'Ordine degli Architetti di Roma per avere un'idea che come tutte le cose semplici- non era mai venuta in mente a nessuno. Basta con le polemiche all'amatriciana e le contrapposizioni che da decenni hanno fatto del Progetto Fori il tema più utilizzato per accendere le campagne elettorali senza che poi si sia arrivati a nulla di concreto. Basta con un confronto molto spesso di medio livello, se non peggio, su un argomento alto, nobile, prezioso che riguarda la sistemazione dell'area archeologica attraversata dallo stradone mussoliniano. Un confronto tutto locale e per questo fatto di argomenti talora pretestuosi più spesso di natura politica che culturale. L'idea nuova è stata lanciata nei giorni scorsi: una «consultazione» tra le facoltà di Architettura italiane e straniere, affiancate da qualificati nomi di progettisti, per ottenere tante proposte su come allestire il magnifico museo archeologico ai piedi del Campidoglio e su cosa fare del tronco autostradale che lo collega al Colosseo. A fine agosto il materiale così raccolto sarà presentato in un convegno ed è possibile che il Comune e il ministero dei Beni culturali possano scegliere come autorità competenti - una rosa di nomi da mettere in gara con un vero e proprio concorso ad inviti per rinnovare l'area. Il fatto che via dei Fori Imperiali sia stata vincolata negli anni recenti potrebbe pregiudicare la libertà creativa dei partecipanti. Ma si sa che da noi ad ogni vincolo corrisponde uno svincolo: e la via imperiale potrebbe sparire, come auspicava, con tanti altri, Antonio Cederna. La linea dei «Cento Fiori» (e delle cento scuole a confronto) osata dal presidente cinese Mao sembra aver ispirato gli Adrianei e l'Ordine degli Architetti e non resta che sperare che tanti progetti fioriscano nella loro bellezza. Comunque vada, la cappa di provincialismo culturale che ha coperto l'argomento Fori lascerà posto ad un dibattito extra-large, sul quale si affacceranno decine di nazioni. Chi di noi ha mai conosciuto l'opinione degli inglesi, dei russi, degli americani, dei francesi, degli egiziani piuttosto che dei giapponesi o dei coreani sulla «vexata quaestio» (qui il latino non ci sta male) dei Fori ? Eppure è noto che certi beni culturali appartengono al mondo e non solo ai fortunati che li hanno in gestione. Chissà che cambiando punto di vista il problema della valorizzazione dei Fori non possa avere una brillante soluzione.