La bellezza di una città è l'esito dell'esercizio quotidiano dei suoi cittadini, un esercizio che concerne prima di tutto l'interno della nostra casa, la disposizione delle sue stanze e dei muri, la curiosità dei suoi arredi e dei quadri, un esercizio che tuttavia richiede la massima libertà creativa, perché è proprio questa libertà che ci ha dato la varietà dei cortili milanesi e gli affreschi di palazzo Borromeo. Solo che questa libertà è ingessata dalle norme del regolamento edilizio che prescrive l'altezza dei locali, il desiderio di un soppalco, la dimensione delle stanze, dei corridoi e delle porte e quant'altro che oggi chiunque è in grado di giudicare quanto gli convengano: norme che dunque dovrebbero venire abolite. La medesima libertà dovrebbe concernere anche le facciate delle case: anche la commissione edilizia dovrebbe venire abolita, tutti i progetti nuovi anche quelli che hanno impatto estetico nella città dovrebbero venire messi in un ordine del giorno aperto a tutti e i cittadini che lo credono possono venire a dire la loro in un confronto aperto, una discussione seguita da un «commissario alla bellezza» i cui atti e le cui conclusioni dovrebbero venire trasmessi al sindaco; una procedura consultiva che lo costringerà a motivare la sua decisione; una procedura faticosa ma che rispetta il programma di non passare sulla testa della gente. Quanto ai progetti di nuovi edifici pubblici dovremmo seguire il suggerimento di Francesco de Marchi, che nel '500 suggeriva che se «doveriano i disegni e modelli, e lassarli in mostra alli popoli, e andare ad ascoltare il parere di tutti, e quando una dirà una ragione, che pare che abbia del buono, il valente architetto la deve notare». Giace da anni un progetto, commissionato dal Comune, che indica dove potrebbero venire costruite otto nuove porte monumentali nei maggiori incroci stradali delle periferie, ed esiste una società privata che gestisce spazi pubblicitari a led che le avrebbe costruite gratuitamente. Nei secoli scorsi, per dare dignità alle periferie, sono stati costruiti ai margini della città l'arco della Pace, l'arco di porta Ticinese o quello di Porta Nuova, sicché è lecito pensare che anche questi nuovi archi contribuirebbero a riconoscere la dignità delle periferie contemporanee, un campo sul quale tutti vorrebbero intervenire senza incominciare da quanto potremmo fare fin da oggi.