Si parte il 9 aprile, mille gli eventi Parola chiave: «phygital city» E sull'acqua un arcipelago mobile Contemporanea, partecipata e digitale. Ma soprattutto laboratorio dove mettere a punto un progetto culturale per cambiare la città e i suoi abitanti, in tutta Italia. Così vuole essere Mantova capitale italiana della cultura 2016. Proiettata sul futuro e la rigenerazione della città; sull'arte contemporanea e la partecipazione dei suoi abitanti; palcoscenico e insieme platea in un continuo scambio di ruoli. Insomma, un passo oltre rispetto alla Mantova conosciuta per il buon cibo, le architetture rinascimentali, per aver dato i natali a Virgilio e aver accolto, alla corte dei Gonzaga, artisti come Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna, Torquato Tasso e Claudio Monteverdi. Per sabato 9 aprile, alle 20.30, è fissata l'apertura ufficiale, con uno spettacolo di luci, fuochi d'artificio e musica. Domenica 10, poi, aperti tutti i musei, i monumenti e i luoghi nascosti della città, con concerto finale di Max Gazzè in piazza delle Erbe. «Vogliamo usare questo anno per tornare a investire su di noi spiega Mattia Palazzi, sindaco di una città che si è indebolita, complice il terremoto, per l'assenza di forti prospettive per l'economia e i giovani . Il nostro progetto non è solo un palinsesto di spettacoli, mostre e concerti, ma una sfida per ridare un futuro alla nostra storia. Attraverso la cultura si possono cambiare le città e la vita delle persone, uscire dalle periferie, dagli isolamenti, dalle chiusure identitarie». La parola che forse riassume meglio il progetto mantovano è «phygital city», ossia l'esperienza digitale unita a quella fisica. Mantova parte già dalla quarta posizione nello Smart City Index 2016, la classifica stilata da Ernst Young delle città italiane più tecnologiche. Ha anche preparato una nuova app che offrirà informazioni utili su disponibilità e orari di siti ed eventi. Ma in più ogni visitatore potrà avere il suo itinerario personalizzato e i cittadini potranno partecipare attivamente alla mappatura, segnalando qualsiasi informazione d'interesse. I valori aggiunti della Mantova digitale saranno infatti i circa 60 comuni limitrofi con i loro 400 mila abitanti, le 500 associazioni e i mille volontari coinvolti. Insomma «il capitale umano» stimolato da progetti di comunità. Per esempio, a luglio, i cittadini saranno protagonisti della performance di Virgilio Sieni, danzatore e coreografo, che a Palazzo Te inviterà tutti a ballare, camminare, creare una propria drammaturgia. All'insegna della partecipazione pubblica sarà anche, da aprile a settembre, Arcipelago di Ocno, un progetto dell'architetto Joseph Grima che vuole fondere cultura e paesaggio reinserendo i laghi mantovani nei percorsi urbani. Gli specchi d'acqua saranno rivitalizzati dai cittadini stessi, che costruiranno insieme isole di materiali sostenibili per dar vita a un arcipelago mobile, in continuo mutamento per accogliere musica, teatro, performance. Anche la proposta teatrale «What is house» è un esempio di inclusione collettiva, pensata per coinvolgere gli abitanti, le scuole e le associazioni del quartiere multietnico Valletta Valsecchi. Fondamentali, in questo modello di cultura partecipata, saranno i mille volontari (ci saranno anche stagisti dell'Università Bocconi) di ogni età e nazionalità. Ai più giovani verrà affidata l'attività dei canali social , mentre gli «angeli dell'accoglienza» saranno di supporto ai visitatori disabili. «Il problema di Mantova, città ferita per mancanza di progetto e perdita di imprese, è che i giovani se ne vanno spiega Stefano Baia Curioni, direttore della laurea di Economia per l'arte e la cultura dell'Università Bocconi . Dobbiamo riuscire a farli restare, trasformando la città nel laboratorio di un processo di sviluppo che interessa tutte le città italiane». Baia Curioni è stato chiamato dal sindaco di Mantova alla presidenza del Centro Internazionale di arte e cultura di Palazzo Te, che prima del recente declino ha conosciuto il suo massimo splendore durante la direzione di Renzo Zorzi, ex manager di scuola Olivetti. «In questo anno non dobbiamo fare solo marketing urbano e attirare turisti continua il docente . Vogliamo pensare più in grande. Il risultato si vedrà solamente alla fine: capiremo se avremo lavorato bene dal numero di nuove imprese culturali che si saranno create. Dovranno essere almeno dieci o quindici». I giovani sono al centro di tutti i programmi, dal cinema ai concerti, dalla street art al teatro di strada al «Mantova bike festival», fino ad iniziative come «Made in Italy - Make in Mantova», in cui gli studenti imparano ad applicare tecniche scientifiche a progetti culturali. Il tutto con un investimento di sei milioni di euro. Poi c'è la parte della rigenerazione urbana: pulizia e restauro dei luoghi simbolo della città; illuminazione artistica; recupero di spazi inutilizzati e del Rio, il canale che taglia a metà la città e che per secoli è stato il cuore delle attività commerciali. Per questi grandi restauri sono stati stanziati circa 16 milioni di euro.