MARIO PIRANI L'editorialista de «la Repubblica»: «Un altro segnale che l'illegalità non scandalizza più. E che l'informazione è ferma al "politichese"» «Resta solo da chiedersi perché di una simile indecenza si sia parlato così poco». Sono le parole con cui Mario Pirani, editorialista di Repubblica, commentava le prime indiscrezioni sulla grande svendita degli immobili degli enti previdenziali. Era il 18 aprile, e ad oggi molto si conosce dello scandalo degli immobili di Inps, Inail e Inpdap. Ciononostante, di fronte all'evidenza e alla gravità dell'operazione i media sembrano non trovare alcun motivo di interesse. Ripartiamo dalla fine del suo pezzo. Che risposta si è dato al mancato interesse di fronte ad una questione così importante? «Credo che ci sia stato un intreccio di vari interessi a più livelli. Ci sono questi personaggi, nuovi palazzinari che stanno scalando la finanza, che hanno partecipazioni dappertutto, e sono stati bene attenti a muoversi, senza fare trapelare niente fino a cose fatte. E poi c'è la politica che si è guardata dall'esporsi troppo». Perché? «Da un lato perché anche la sinistra quando era al governo aveva incrociato questi esperimenti di "finanza creativa". Dall'altra c'è un centrodestra che dalle cartolarizzazioni in poi ha fatto di questa pratica un sistema, fino ad arrivare a tappare i buchi del bilancio svendendosi i beni dei contribuenti». Una questione che tira in ballo tutti? «Sono veramente pochi i personaggi che hanno cercato di opporsi a questo nuovo stile imperante. Tra questi Vincenzo Visco che ha presentato chissà quante interpellanze parlamentari senza risposta». Come è possibile che tutto questo sia rimasto sotterrato al punto da non percepirne la gravità? «C'è un'involuzione complessiva: informazione e politica non riescono ad abbandonare gli interessi "politichesi" per dedicarsi agli aspetti sostanziali. Del resto è esemplificativo il fatto stesso che questo governo abbia svenduto immobili, che erano stati costruiti con i soldi dei contribuenti, per turare i buchi. Hanno anche fatto una leggina apposita perché il provvedimento passasse». Guardiamo la questione ad un livello più ampio: non si puòcerto dire che gli italiani siano colpiti dallo scandalo immobili. Ai tempi di Tangentopoli ci furono le monetine contro Craxi, adesso neanche un sobbalzo... «Vero. La questione dell'illegalità, o anche semplicemente della moralità è diventata completamente inavvertita. Non la si percepisce neanche più come una mascalzonata di cui celare le tracce. Pensiamo alla battaglia per rendere trasparenti le nomine sanitarie. Ai tempi di Tangentopoli si fece. Adesso se ci provi ti accorgi che tutto ti rimbalza addosso. Oppure pensiamo alle amministrazioni locali, dove la politica diventa una aggregazione di interessi in cui ogni apparato fa i propri, ben remunerati. Il valore è determinato dalla posizione che acquisisci». Massimo Fini ha detto che alcune città sono completamente fuori dalla legalità e che sarebbe saggio bombardarle. Solo una provocazione, o crede anche lei che questa immoralità investa il Paese nel suo tessuto? «Certe affermazioni sono mascalzonate. No, io non credo che si possa parlare di immoralità del tessuto sociale. Piuttosto penso che ci sia una classe dirigente di basso grado culturale, ad ogni livello. Non è nemmeno più questione di corruzione, ma di una decadenza socio-culturale che va dai vertici fino agli esponenti locali».
Lo Stato svende gli immobili, i media chiudono gli occhi. Intervista a Mario Pirani
Mario Pirani, editorialista di Repubblica, ha commentato lo scandalo degli immobili degli enti previdenziali (Inps, Inail e Inpdap) e ha notato che i media non hanno trovato alcun motivo di interesse per trattare la questione. Pirani attribuisce questo mancato interesse a un intreccio di vari interessi a più livelli, tra cui la politica e la finanza. Ha anche notato che la politica ha cercato di evitare di esporsi troppo, poiché anche la sinistra aveva incrociato questi esperimenti di "finanza creativa" nel passato. Pirani ha anche criticato la classe dirigente di basso grado culturale che si è formata a ogni livello, che non è più questione di corruzione, ma di una decadenza socio-culturale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo