» VITTORIO EMILIANI Il mondo della Cultura e della Scienza che ancora muove la scassata e poco finanziata macchina strategica dei Beni culturali e paesaggistici, si sta ribellando alle riformedeforme Franceschini e Madia mosse dall'allergia irrefrenabile di Matteo Renzi peri soprintendenti (fin daFirenze), per ogni forma di controllo tecnico-scientifico "monocratico" che limiti la turbo-cultura, la magica "valorizzazione" turistico-commerciale. MARTEDÌ tanti archeologi sono venuti da tutta Italia a Roma chiamati da Piero Guzzo già soprintendente a Pompei per denunciare la follia dell'accorpamento in una sola Soprintendenza di archeologia, belle arti e paesaggio. Sperimentato dal fascismo nel 1923 e cancellato dal "m inistro della Cultura più intelligente che abbiaavuto l'Italia, Giu -seppe Bottai, nel 1938". Come ha detto ieri mattina alla Stampa Estera Antonio Paolucci, già grande soprintendente, ministro della Cultura e ora direttore dei Vaticani, terzo museo del mondo. "Ma Bottai aveva con sé esperti come Argan, Brandi e Longhi". Oggi sarebbero "professoroni" inaccettabili. Perché alla Stampa Estera? Perché quella italiana, con rare eccezioni, è sorda al dibattito in corso da molti mesi. Per non parlare della Tv, in particolare della Rai "servizio pubblico". Siamo al Minculpop? Anche ieri mattina alla Stampa Estera non c'era una sola telecamerina. C'erano, sempre puntuali, le agenzie, c'erano alcuni quotidiani, c'erano giornalisti stranieri importanti. Di questi temi su alcuni fogli è sconsigliato occuparsi, a Roma in specie dove gli interessi immobiliari predominano. Assotecnici (Maria Vittoria Marini Clarelli), Associazione Bianchi Bandinelli (Piero Guzzo) e Comitato per la Bellezza (Paolo Berdini), archeologi universitari (Paolo Liverani) e naturalmente Paolucci hanno chiesto al governo di fermarsi a riflettere prima del caos, della paralisi gestionale e di nuove speculazioni in un paese che ha coperto di cemento e asfalto "irreversibilmente" il 7,3 per cento del suo paesaggio (con l'abusivismo, il 10 per cento), a Napoli e a Milano oltre il 62 per cento. Il 90 per cento delle dune adriatiche. I DECRETI Franceschini e Madia scindono la valorizzazione commerciale dalla tutela. Separano, anche fisicamente, i Musei e i loro Poli ("macchine da soldi", illusione) dalle Soprintendenze e dal territorio essenziale per tutti, in specie per i musei archeologici. A Taranto tutta la città protesta per la separazione fra quel mirabile Museo della Magna Grec ia e la Soprintendenza, lì da11907, che sparisce e, accorpata, trasloca a Brindisi, a Lecce o a Foggia: dove vanno a finire biblioteca, archivi? Accorpano le Soprintendenze e le sottomettono (come una bad company) ai prefetti. Tocca a loro decidere quanto resta della tutela. Prove generali di "Stato minimo" in mano a Palazzo Chigi. Per il 7 maggio grande manifestazione di protesta coi sindacati confederali a Roma. Sperando che giornali, tv, radio, politici si sveglino invece di riempirsi la bocca con la "Grande Bellezza" (che intanto se ne va).