E contro Silvestri spunta anche una conversazione in auto: per la procura, la guardia giurata avrebbe fatto una «mezza ammissione» VERONA. Articolo 416 bis del codice penale: spunta anche un pregiudicato per associazione di tipo mafioso tra le amicizie «pericolose» di Francesco Silvestri, «da anni custode pressoché esclusivo del museo di Castelvecchio, a piena conoscenza del sistema di sicurezza e delle sue falle». Da una decina di giorni, Silvestri è in carcere in stato di fermo in quanto accusato dalla procura di Verona di essere mente e organizzatore della rapina da 17 milioni di euro costata il 19 novembre scorso al museo di Castelvecchio e soprattutto ai veronesi la perdita di 17 opere «dall'inestimabile valore storico e artistico». Ad aggravare la già pesante posizione del vigilante, oltre a tutta una serie di riscontri e intercettazioni ritenuti dagli inquirenti «gravi e fondati», sono comparse anche alcune conoscenze «border line»: tanto che, dopo il colpo del 19 novembre al Museo, Silvestri «troncherà o ridurrà al minimo tutti i rapporti abitualmente emersi con soggetti pregiudicati come Giovanni Cannatella, Fulvio Terracciano, Antonio Lippolis e Rocco Faraci mentre, in altri casi - si legge nelle carte dell'inchiesta - specie con Francesco Saporito, i contatti vengono a diradarsi». E dalle indagini degli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Gennaro Ottaviano, è emerso che Fulvio Terracciano, uno dei pregiudicati con cui si sentiva la guardia giurata di Sicuritalia in servizio a Castelvecchio la sera della rapina «del secolo», presenta proprio un «precedente per associazione di tipo mafioso». Non è finita qui, perché dagli atti dell'accusa si evince come Silvestri abbia incontrato dopo la rapina un altro dei suoi amici pregiudicati, ovvero Francesco Saporito. I due, in quel momento, si trovano in auto e sono registrati. «Tale captazione - deduce lo stesso pm - è indice da parte del Silvestri del fatto che lui, a domanda del Saporito, non neghi di avere a che fare con quanto successo». Nonostante l'audio della registrazione non fosse ottimale, «tuttavia non si spiega perché - continua l'accusa - quando Saporito fa riferimento alla rapina ("io stavo a Napoli quando è successo...", e infatti Saporito stava a Napoli come risulta da tabulato), il Silvestri non neghi la sua totale estraneità rimanendo invece in silenzio quando saporito insiste dicendogli "Guardami negli occhi"». Secondo la procura, «tale captazione va letta congiuntamente a un'altra registrazione ove Saporito riferisce "ci hanno anticipato" rendendosi però conto, subito dopo, di non dover più parlare dell'argomento posto che chiede al Silvestri se avesse controllato l'auto». In ogni caso, proprio le «pericolose» amicizie e conoscenze della guardia giurata, nel decreto di fermo, vengono citate tra le argomentazioni- chiave che inducono la magistratura scaligera a ritenere che da parte del vigilante di Sicuritalia possa sussistere il rischio di fuga. E se durante l'interrogatorio davanti al gip Silvestri era rimasto in silenzio, invece due martedì fa dopo essere stato condotto in questura in stato di fermo il vigilante aveva negato ogni contestazione non ammettendo nulla. Quelle che il pm gli addebita, a suo dire, altro non sarebbero se non «fortuite coincidenze» e secondo lui si tratterebbe «solo di indizi». Chissà se riproporrà le stesse argomentazioni anche davanti ai giudici del Riesame di Venezia.