Il regalo più bello? «Lo riceverò oggi a Verona: l'archivio per ospitare la storia della nostra vita, la mia e di Franca». Alla vigilia dei 90 anni Dario Fo festeggia l'inaugurazione dello spazio archivistico e museale dedicato a una carriera straordinaria, lunga 70 anni. Da attore, drammaturgo, regista, scrittore, pittore. Una poliedricità di talenti che ha prodotto un'impressionante mole di documenti e testimonianze. «Oltre un milione. C'è di tutto: copioni con le varie versioni dei testi teatrali, manoscritti inediti, recensioni, libri, fotografie, bozzetti, manifesti, premi, copie di contratti, bolle di censura La nostra vita insomma» elenca. Non basta. «Ci sono i fondali degli spettacoli, i costumi di scena, le maschere, i pupazzi». Non basta ancora. «I miei quadri, quelli che dipingevo da ragazzo e quelli che dipingo oggi da vecchio: 2.500 tra tele e disegni. E non sono tutti». Un patrimonio di immenso valore artistico che ha trovato casa all'Archivio di Stato veronese grazie all'impegno diretto del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, intervenuto dopo che la Svezia aveva dato la disponibilità ad ospitare tutto quel ben di Nobel. E dopo che Milano, città di Fo, non aveva mosso un dito in proposito. «Mai una proposta concreta dalla mia città, che del resto non mi ha mai offerto neanche un teatro. La Palazzina Liberty, che avevamo restaurato a nostre spese ci è stata data per alcuni anni e poi ci è stata tolta. Sotto qualsiasi giunta la disattenzione di Milano nei nostri confronti è stata grande e mi riempie di amarezza confessa Dario . In questi anni avevo cercato a destra e a manca una soluzione, non speravo più. Quando ho saputo di Verona, a cui sono legato per aver portato lo spettacolo su Maria Callas, non ci credevo. Invece, come per miracolo, tutto è andato in porto in pochi mesi». Così oggi le porte degli Archivi Fo-Rame si schiuderanno in un duplice spazio, uno conservativo per lo sterminato numero di faldoni, e uno espositivo per tutto quel che riguarda la parte visiva, teatrale e pittorica. In più, il tesoro della famiglia Rame, storica compagnia di comici dell'arte, i loro preziosi canovacci, le loro antiche marionette. E 40 bauli di costumi teatrali della sartoria di Pia Rame, la sorella di Franca. Nasce così un museo laboratorio di 450 metri quadrati, ricavato dai locali dei Magazzini del grano restaurati dalla Fondazione Cariverona, fruibile anche in digitale, aperto non solo agli studiosi ma a un pubblico più vasto. Una modernissima bottega di teatro, di ricerca, di sperimentazione, dove far vivere e interagire tutti quei materiali straordinari. Ma ancora più straordinario sarà il poter ripercorrere l'iter creativo dei vari spettacoli, solo di «Mistero buffo» esistono dieci diverse edizioni. E poi, tutti i prologhi scritti da Fo sera dopo sera, di getto, seguendo quel che l'attualità politica gli forniva. Pagine di cronaca vissute e commentate in diretta, testimonianze di un teatro unico al mondo, dove arte e vita si sono sempre intrecciate in modo inscindibile. Una storia italiana una volta tanto a lieto fine. Un bell'esempio di quello che lo Stato dovrebbe fare sempre. Che un patrimonio di tanto valore restasse in Italia non era affatto scontato. Gli archivi che finiscono all'estero, l'ultimo quello di Claudio Abbado, sono fin troppo frequenti. «Oltre che dalla Svezia, proposte concrete erano arrivate da Francia e Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada» ricorda Marisa Pizza, direttore dell'archivio laboratorio Fo-Rame che ha collaborato con la squadra del Mibact. Il sogno di Dario oggi si realizza, il suo grande lavoro di novant'anni non andrà disperso, vivrà, germoglierà nuovi frutti. Peccato che Milano, la sua città, la capitale culturale del Paese, abbia perso il treno.
Corriere della Sera
23 Marzo 2016
Milano perde il tesoro d'arte di Fo e Rame. Città distratta che amarezza
GI
Giuseppina Manin
Corriere della Sera
Dario Fo, attore, drammaturgo, regista, scrittore e pittore, festeggia oggi l'inaugurazione dello spazio archivistico e museale dedicato alla sua vita e carriera. L'archivio, ospitato all'Archivio di Stato veronese, contiene oltre un milione di documenti e testimonianze, tra cui copioni, manoscritti, recensioni, libri, fotografie e quadri. Il patrimonio artistico è stato trovato casa grazie all'impegno del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Dario Fo ha cercato a lungo una soluzione per ospitare i suoi materiali, ma non sperava più.
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